Cancello aperto, scatoloni, armadi, scrivanie e arredi a pezzi. Un gran viavai di furgoni. Potrebbe sembrare lo scenario di un comune trasloco, non fosse per il nome scritto sul campanello: “Se.t.am. snc”.
Dalla buchetta delle lettere della società di consulenza affacciata in via Amalasunta sbucano solo volantini pubblicitari. Nulla che faccia pensare all’attività di qualche anno fa. E difatti, lo studio di consulenza finito al centro dello scandalo sugli investimenti fantasma in Romania, ha chiuso. Una novità che arriva mentre il processo che vede imputati per truffa aggravata i due consulenti ravennati Roberto Garavini, 79 anni, e Flavia Valmorra, 70 anni, insieme al 69enne trevigiano Parisio Candelù, è entrato nel vivo con una dozzina di parti civili costituite.
Ravenna, travolto dall’inchiesta per truffa lo studio Setam chiude i battenti
Lo studio noto in città
Il caso riguarda l’inchiesta penale coordinata dal sostituto procuratore Monica Gargiulo e condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Ravenna sul noto centro di elaborazione dati e di consulenza in materia di paghe, redditi e 730. Secondo l’ipotesi accusatoria lo Studio Setam sarebbe stato il fulcro di un’attività ritenuta truffaldina, in grado di attirare cospicui investimenti da ogni parte d’Italia. Le indagini sono giunte a una svolta lo scorso dicembre, portando agli arresti domiciliari i due consulenti ravennati. Per il 69enne trevigiano si sono invece aperte le porte del carcere.
Risparmi bruciati
Agli accertamenti da parte della Procura ravennate si era sommata la gogna mediatica con una serie di servizi televisivi andati in onda su Striscia la Notizia. La trasmissione satirica aveva infatti dato voce a svariati clienti che avevano affidato i propri risparmi allo studio, perdendo tutto. Le vittime avevano qualcosa in comune: c’era chi si stava separando, chi aveva un’azienda in difficoltà, chi sognava iniziative imprenditoriali e cercava fondi per partire e chi era stato colpito dall’alluvione. Nel giro di un mese o un mese e mezzo, così avrebbero promesso gli imputati, l’investimento avrebbe aggiunto uno zero alla cifra inizialmente versata. Come? Tramite un’operazione in Romania, aprendo conti e società nel Paese dell’Est Europa. Mesi di attesa, ma niente. E così i clienti si sono confrontati tra loro, facendo partire i primi esposti.
Sequestrato un milione
Nel corso delle indagini la Procura ha ottenuto un sequestro preventivo pari a un milione di euro, ipotizzando i reati di truffa e abusivismo finanziario per operazioni il cui valore supera i 100 milioni. Quanto ai clienti delusi, ne sarebbero stati individuati circa una ventina in tutta Italia (quelli che si sono costituiti parte civile sono rappresentati dagli avvocati Carlo Benini, Ermenegildo Andrini, Antonella Saporito e Silvia Bozzi). Al netto degli sviluppi del processo appena avviato davanti al giudice Antonella Guidomei (dove gli imputati sono difesi dagli avvocati Savino De Toma di Bari, Rossella Disabato e Stefano Pasquadibisceglie del Foro di Trani e Carolina Rubini di Ravenna), sono numeri che suonano già come una sentenza. E che hanno avuto un certo peso sulla chiusura dell’ufficio.