Arrestato con l’accusa di tentato omicidio aggravato e finito ai domiciliari in una struttura di accoglienza di Bagnacavallo gestita dalla cooperativa Teranga, non ha perso tempo ed è fuggito, per essere però nuovamente rintracciato e fermato a Ferrara dalle forze dell’ordine dopo due giorni: ora per il 24enne tunisino Badreddine Ben Brahim si aprono le porte del carcere. Questa la misura cautelare decisa ieri, in aggravamento di quella precedentemente disposta solo una settimana fa, dal giudice per le indagini preliminari Andrea Galanti.
Il caso è quello verificatosi in via Carducci nel pomeriggio dello scorso 21 febbraio, quando i portici dell’area Speyer si sono trasformati nel teatro di una violenta aggressione con coltello ai danni di un egiziano di 24 anni: a colpirlo con tre fendenti, il primo dei quali partito quando la vittima era di spalle, proprio Ben Brahim, cui il giorno precedente, il 20 febbraio, era stato notificato dalla Questura un foglio di via obbligatorio con divieto di rientro nel Comune di Ravenna. Il giovane ferito era riuscito a salvarsi solo grazie ai propri riflessi, che gli avevano consentito di parare con il braccio due colpi diretti al petto, e al pronto intervento di una pattuglia della polizia locale di passaggio, che aveva messo in fuga il 24enne, poi rintracciato grazie a testimonianze e video.
Le ragioni di quell’accoltellamento sarebbero proprio da ricercare in quanto accaduto il giorno prima, quando due gang di tunisini ed egiziani si erano affrontate in zona stazione per dissapori legati al traffico di stupefacenti: sul posto era intervenuta la polizia di Stato e il ragazzo egiziano avrebbe rivelato agli agenti il coinvolgimento del 24enne tunisino nel, parapiglia, facendo così scattare il provvedimento del questore. Ma anche la vendetta del diretto interessato, presentatosi infatti il pomeriggio successivo in via Carducci per il regolamento di conti. Le immagini captate dalle telecamere della zona rintrarrebbero l’aggressore, alcuni minuti prima di entrare in azione, mentre parla con una terza persona a cui dà alcune banconote ricevendo in cambio una bicicletta, la stessa utilizzata per dileguarsi alcuni minuti dopo all’arrivo della polizia locale. Immagini che secondo la Procura - titolare del fascicolo è il sostituto procuratore Silvia Ziniti - supporterebbero la tesi della premeditazione, ipotizzata quale aggravante del tentato omicidio insieme ai futili motivi: ma solo questi ultimi, nell’ordinanza di custodia cautelare emessa la scorsa settimana, sono stati ritenuti sussistenti dal gip. Il 24enne, dopo la prima fuga, era tornato nell’hotel di Bagnacavallo che lo ospitava, dove la polizia locale lo ha trovato il giorno successivo: vedendo arrivare gli agenti, avrebbe esclamato “è per il casino di ieri”, di fatto confessando il gesto. Tra le sue cose, invece, era stata ritrovata la maglietta che indossava, ancora macchiata di sangue. Ma la permanenza nella struttura d’accoglienza non doveva durare ancora molto: destinato ai domiciliari il 19 marzo, Ben Brahim (difeso dall’avvocata Jessica Bandini) ha nuovamente tentato di darsela a gambe, riuscendoci per due giorni prima di essere rintracciato a Ferrara. E ora dovrà attendere il processo per tentato omicidio aggravato in carcere.