Concessione revocata. La Taverna Bukowski è costretta a chiudere. Cancelli serrati e 16 dipendenti licenziati. E’ l’epilogo della battaglia legale intrapresa da Emilio Tondini, gestore dello storico locale di Marina di Ravenna affacciato su viale delle Nazioni. Il 3 giugno i Carabinieri Forestali gli hanno notificato il provvedimento esecutivo che poggia sulla sentenza del Consiglio di Stato depositata il mese scorso; viene respinto il ricorso contro la revoca della concessione stabilita l’anno scorso dal Tribunale amministrativo regionale. Un duro colpo per viale delle Nazioni, che per l’estate 2026 perderà una delle tappe fisse delle serate rivierasche.
Ravenna, Taverna Bukowski costretta a chiudere: 16 licenziamenti
Questione di sub-concessioni
Al centro della controversia c’è la concessione rilasciata nel 2017 per l’utilizzo dell’area, inserita all’interno della Riserva Naturale dello Stato Pineta di Ravenna. L’articolo 16 dell’atto concessorio prevedeva espressamente il divieto di cessione a terzi e di sub-concessione, totale o parziale, stabilendo come conseguenza immediata la rescissione del rapporto. Ed è quanto è stato contestato nel luglio 2018, quando durante un controllo è sbucato uno scontrino emesso da una società diversa da quella titolare della concessione, emesso all’interno dell’area del locale.
E’ lo stesso Tondini a ricordare che cosa accadde quell’anno. «L’anomalia contestata riguardava l’utilizzo del piazzale da parte di un’attività di autoscontri che aveva poi consentito l’insediamento di un chiosco di piadine, inizialmente previsto come cocomeraio». La presenza del chiosco avrebbe innescato i dissapori, in primis con il “vicino di casa”, la Piadina di Alice, attività a sua volta menzionata nella sentenza.
Di fatto il controllo ha contestato la sub-concessione vietata, facendo partire l’iter amministrativo. «Non c’è stata comprensione della situazione», commenta amareggiato Tondini.
«Non più un bene demaniale»
La società di Tondini aveva sostenuto che l’area non possedesse più le caratteristiche di bene demaniale e che il rapporto dovesse essere considerato una normale locazione privata, con la conseguente possibilità di affittare l’azienda. Aveva inoltre richiamato presunte rassicurazioni verbali ricevute al momento della stipula della concessione.
Argomenti che non hanno convinto i giudici. Per il Consiglio di Stato non vi è mai stata alcuna «sdemanializzazione dell’area», che resta inserita nella riserva naturale statale, e il divieto di cedere la concessione contenuto nel contratto era «chiaro» e «inequivocabile». Di conseguenza - continua la sentenza - l’amministrazione non ha fatto altro che applicare una clausola espressamente accettata dal concessionario al momento della firma.
I giudici hanno inoltre escluso che eventuali rassicurazioni verbali possano prevalere sul contenuto scritto della concessione.
Un pezzo di storia di Marina
La Taverna Bukowski per Marina è un’istituzione, rimasta tale negli anni, anche quando le vesti del locale cambiavano. Da Circolo Endas “Garibaldi” a “Oasi” negli anni ‘80, chi conserva la memoria storica di Marina ricorda i campi da tennis, gli affollatissimi i tornei di calcetto, poi rimpiazzati dai salti in rampa sugli skate, fra concerti da una parte e arrampicate dall’altro lato del piazzale. Ora il tramonto. «Il Bukowski rimarrà chiuso per tutta l’estate - conferma Tondini -. Avevamo lavorato quest’inverno per tenere aperto e mantenere la clientela, ma dobbiamo rispettare la sentenza. Un danno per noi, per i 16 dipendenti che abbiamo dovuto licenziare e per Marina di Ravenna. Faremo tutto il possibile per rivendicare la concessione». Ma ormai il 2026 è andato.