Ravenna, spia la moglie con vari dispositivi: scoperto e denunciato

Ravenna
  • 10 ottobre 2026

RAVENNA - Un dispositivo a forma di chiavetta Usb e un altro nascosto in un telecomando per auto. Due apparecchi per la registrazione audio che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbero stati utilizzati per carpire indebitamente notizie attinenti alla vita privata di una donna, all’interno dell’abitazione familiare. È l’ipotesi di reato al centro di fascicolo aperto dal sostituto procuratore Monica Gargiulo, che vede indagato un noto imprenditore di 46 anni residente nella provincia di Ravenna.

La vicenda si inserisce in una separazione coniugale tuttora in corso e comprensibilmente conflittuale. L’uomo e la moglie, quest’ultima di 39 anni, sono formalmente separati e a novembre è prevista un’udienza relativa alla loro separazione. La donna, dopo aver trovato in casa i dispositivi elettronici, avrebbe sospettato che fossero stati collocati nell’abitazione per registrare conversazioni private e ottenere così una posizione di vantaggio nella vicenda familiare. Da qui la denuncia.

Secondo il capo d’imputazione, il fatto contestato sarebbe stato commesso nel marzo 2026 e rientrerebbe nell’ipotesi di interferenze illecite nella vita privata, prevista dall’articolo 615 bis del codice penale. Gli apparecchi, descritti negli atti come una chiavetta Usb «disk recorder» e un telecomando per auto, sono stati sequestrati dai carabinieri. Il provvedimento richiama la necessità di acquisirli agli atti per consentire gli accertamenti sulle registrazioni eventualmente conservate nelle memorie dei dispositivi.

La difesa dell’imprenditore, rappresentato dall’avvocato Stefano Dalla Valle, ha presentato richiesta di riesame per ottenere il dissequestro degli oggetti. Giovedì la questione è arrivata davanti al collegio penale del tribunale di Ravenna, presieduto dal giudice Giovanni Treré, con a latere i giudici Antonella Guidomei e Cristiano Coiro. L’udienza, tuttavia, è stata rinviata a lunedì. Alla base del rinvio c’è un vizio relativo all’omessa notifica all’indagato. Secondo la prospettazione del collegio penale, si tratterebbe di un’irregolarità sanabile, ragione per cui, dopo la nuova notifica all’indagato, la richiesta di riesame sarà esaminata lunedì.

Sul merito della vicenda, la difesa sostiene che l’uomo, titolare di un’azienda, avesse portato a casa gli oggetti acquistati poiché funzionali alla propria attività senza che ciò fosse riconducibile all’intenzione di spiare la moglie. Una ricostruzione che dovrà essere valutata nell’ambito del procedimento, attualmente ancora nella fase delle indagini preliminari.

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