Ravenna, rinvio a giudizio per l’omicidio di Porto Corsini. Processo a novembre

Ravenna
  • 11 settembre 2026

RAVENNA - E’ stato rinviato a giudizio e affronterà il processo a novembre davanti alla corte d’assise Carlo Piccolo, 38enne originario di Napoli e residente a Porto Corsini, accusato di omicidio volontario con l’aggravante dei futili motivi per la morte del 70enne Edi Giachi. L’anziano, morì il 20 ottobre dell’anno scorso, quattro giorni dopo essere stato travolto dall’auto condotta dall’imputato al culmine di quella che l’accusa considera una spedizione punitiva nell’ambito di un regolamento di conti tra il Piccolo e il figlio primogenito della vittima.

Ieri, nel corso dell’udienza preliminare davanti al giudice Federica Lipovscek, si sono costituiti parte civile i familiari di Giachi, i due figli assistiti dagli avvocati Paola Brighi e Andrea Valentinotti e la vedova del 70enne difesa dall’avvocato Edlira Mace.

Per Piccolo, assistito dagli avvocati Antonio Zobel e Ivano Giuseppe Chiesa, si attende così l’apertura del dibattimento. Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini condotta dai carabinieri e coordinate dal sostituto procuratore Angela Scorza, la notte del fatto il 38enne raggiunse in auto l’abitazione della vittima portando con sé un oggetto di metallo che usò per infrangere il lunotto posteriore dell’auto del figlio minore del 70enne, minacciando di darle fuoco. Poi si allontanò, facendo tappa alla vicina area di servizio per riempire una tanica di benzina. Tornato infine sotto casa del rivale iniziò a versare il liquido infiammabile nell’auto per poi estrarre un accendino. Assistendo alla scena, Edi Giachi intervenne tempestivamente; sferrando un colpo alla mano del 38enne, scongiurò l’accensione.

Piccolo risalì in auto. Forse un tentativo di allontanarsi, bloccato tuttavia dall’intervento del maggiore dei due figli di Giachi, che colpì con una catena la fiancata della sua vettura, infrangendone i vetri. A quel punto l’imputato ingranò la retromarcia affondando il piede nell’acceleratore. L’auto travolse il 70enne facendolo cadere a terra. Non pago, l’uomo sarebbe ripartito in avanti per poi reinserire la retro, secondo l’accusa, con l’intento di investirlo nuovamente. Il tentativo andò a vuoto per merito dell’intervento del figlio della vittima, che riuscì a trascinare in tempo il padre fuori dalla traiettoria del veicolo.

Nonostante i soccorsi, Giachi morì dopo quattro giorni in ospedale in seguito al trauma cranico riportato. Un epilogo tragico, che ha spianato la strada per la più grave delle accuse.

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