Ravenna, rimane incinta e perde il lavoro. L’Ugl: “Contratto chiuso dopo la gravidanza”

Ravenna
  • 21 gennaio 2026

Comunica all’azienda di essere rimasta incinta e si vede interrompere in anticipo il contratto di lavoro, senza ricevere spiegazioni: protagonista di quella che il sindacato Ugl Terziario definisce «una triste storia» è una ravennate 35enne, fino ad alcuni giorni fa impegnata come scaffalista in una grande catena di supermercati con il tramite di un’agenzia interinale. La donna, già madre di un bambino, aveva notificato al datore di lavoro la gravidanza - con tutti i certificati medici del caso - lo scorso 15 dicembre, ma «dopo una trafila burocratica tra Inps e invio di documentazione - spiega Giuseppe Greco, segretario di Ugl terziario per le province romagnole - le è stato comunicato con una mail che il contratto si era chiuso l’11 gennaio», vale a dire con una settimana di anticipo rispetto alla scadenza regolare, fissata al 18 gennaio.

Una decisione che sarebbe stata presa unilateralmente, senza fornire ulteriori ragguagli circa la motivazione. Ma, a detta del sindacato, la coincidenza temporale con l’annuncio della gravidanza all’azienda darebbe più di un motivo per sospettare una correlazione tra i fatti fatti esposti.

La diffida

La donna si è rivolta anche agli uffici dell’Ispettorato del Lavoro e, contemporaneamente, al sindacato Ugl, che ha reso pubblica la vicenda: «La nostra attenzione sul tema delle madri lavoratrici è alta - spiega Greco - e anche su questa partita non intendiamo mollare».

Il sindacato, spiega Ugl in una nota, «dopo aver avuto tutta la documentazione utile ha diffidato l‘agenzia di somministrazione lavoro». Nella missiva inviata ieri, Ugl chiede «la riassunzione immediata, ritenendo discriminatorio e denigrante un simile comportamento datoriale che non trova giustificazioni».

«Senza risposte»

Ad aggravare la situazione, argomenta ancora Ugl, il fatto «la comunicazione di interruzione anticipata del suo contratto da parte dell’agenzia di somministrazione lavoro è stata fatta a mezzo mail senza dare risposte alla stessa lavoratrice, che ne ha legittimamente chiesto il motivo».

L’intenzione del sindacato, spiega Greco, è di agire celermente per ottenere il reintegro della donna - «entro 48/72 ore» afferma -, in caso contrario, verranno aperte «le procedure previste» per tutelare le ragioni della lavoratrice.

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