Ravenna, riciclaggio internazionale di mezzi da cantiere da Arabia Saudita e Libia: 6 arresti VIDEO

Ravenna
  • 29 giugno 2026

Noleggiavano dei mezzi da cantiere come sollevatori telescopici, escavatori e altri macchinari, fingevano di consegnarli in qualche cantiere e poi li facevano sparire scollegando il Gps, per poi ‘taroccarli’ riverniciandoli e cambiando i dati identificativi e spedirli in Libia o in Arabia Saudita, dove avevano già pronti i compratori. Questo, in sintesi, è il modo in cui operava un sodalizio criminale sgominato dalla squadra di Polizia giudiziaria della Polizia stradale dell’Emilia-Romagna.

In tutto sono 17 gli indagati nell’ambito dell’operazione ‘Benna’, accusati a vario titolo di “appropriazione indebita, furto, ricettazione e riciclaggio di veicoli industriali, falso documentale, materiale e ideologico”. Per sei di loro è stata disposta la misura cautelare degli arresti domiciliari, ma poi uno dei sei, che fa base a Roma ed era il responsabile della ‘taroccatura’ dei mezzi, si è visto aggravare la misura dopo essere evaso dai domiciliari e venerdì è stato portato in carcere. Sequestrati, infine, “12 mezzi d’opera, due semirimorchi, due autocarri e tre auto”, del valore di oltre 1.800.000 euro. A far scattare le indagini, spiegano in conferenza stampa i funzionari della Polstrada e il dirigente della Sezione di Bologna Gianluca Porroni, è stato il sequestro di due mezzi messo a segno a marzo dell’anno scorso nel porto di Ravenna da parte della Polstrada ravennate. I due macchinari erano stati noleggiati da una ditta di Vicenza, ufficialmente per essere utilizzati in un cantiere a Bomporto, nel modenese, ma dopo essere effettivamente passati da Bomporto erano stati spostati a San Lazzaro, dove sono state rimosse le targhette identificative. Il noleggiatore, notando il distacco del Gps, ha avvisato la Polizia, che grazie a un’indagine-lampo ha individuato e sequestrato i mezzi al porto di Ravenna.

Dopo il primo sequestro sono stati svolti degli approfondimenti, e da ottobre le indagini si sono avvalse anche di intercettazioni telefoniche. Ne è emersa “una vera e propria fabbrica di ‘taroccamento dei veicoli’ e di realizzazione di documenti di circolazione apocrifi”, con a capo due uomini di Bologna e di Modena e che si avvaleva, tra gli altri, di un trasportatore di Chieti e di un cittadino italiano di origine egiziana che, da Roma, procacciava i clienti (che di solito richiedevano macchine con caratteristiche ben definite) e faceva da tramite con i Paesi in cui venivano spediti i mezzi, che venivano imbarcati nei porti di Ravenna e Civitavecchia e di cui, successivamente, veniva denunciato il furto. Quasi sempre i macchinari venivano sottratti a delle ditte che li noleggiano (gli investigatori hanno finora censito nove aziende che sono state vittime del sodalizio criminale), ma in un caso i mezzi erano stati rubati: durante l’indagine, infatti, i poliziotti sono intervenuti in un capannone a San Pietro in Casale, nel bolognese, a seguito del furto di due escavatori in un cantiere vicino a Modena, e lì hanno trovato tre persone che stavano smerigliando e riverniciando i mezzi e ne stavano modificando i dati identificativi.

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