«La lingua italiana è musica e non a caso l’opera italiana è la più diffusa nel mondo, perché riflette in musica l’armonia della nostra lingua». È una dichiarazione d’amore all’italiano quella pronunciata dal maestro Riccardo Muti, che ha ricevuto il Premio Dante 2026 nella cornice dei Chiostri Danteschi di Ravenna.
Il riconoscimento gli è stato consegnato da Mirella Falconi Mazzotti, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, organizzatrice di Prospettiva Dante, e dal direttore artistico della rassegna Domenico De Martino. Alla cerimonia erano presenti anche il presidente della Cassa di Ravenna e ideatore del festival Antonio Patuelli, accompagnato dalla moglie Giulia, il sindaco Alessandro Barattoni e il prefetto Raffaele Ricciardi.
Muti si è detto «onorato» del premio e ha ricordato il valore della trasmissione del sapere: «Avendo avuto la fortuna di incontrare insegnanti straordinari fin da piccolissimo, cerco di trasmettere agli altri quello che ho imparato. Perché insegnare significa anche imparare. Insegno sapendo di non sapere e senza la presunzione di dire: “Io so ciò che tu non sai”».
Il maestro ha poi rivendicato con orgoglio la forza della cultura italiana nel mondo. «So però che la nostra lingua è la più bella del mondo. Quando a Chicago, a trenta gradi sotto zero, esco dopo un concerto e mi trovo davanti l’Art Institute, dove leggo Raffaello e Michelangelo, sono ancora più fiero della nostra italianità».
A raccogliere gli applausi più calorosi è stato il passaggio dedicato all’invasione delle parole straniere nel linguaggio quotidiano. Una riflessione pronunciata a pochi passi dalla tomba di Dante: «Sono nemico acerrimo dell’uso degli inglesismi all’interno delle frasi in lingua italiana, tanto più perché spesso vengono anche pronunciati male. Sono per la nostra lingua, che è ricca e bellissima. Il fatto che oggi in Italia si usino soltanto cento parole è un impoverimento, e lo è ancora di più che nel mondo si utilizzino appena trenta parole inglesi. La ricchezza è sempre nel linguaggio, da Dante a oggi, dalla parola alla musica».
Il Premio Dante è stato attribuito a Muti quale «una delle più potenti e luminose personalità artistiche che rappresentano la cultura musicale nel mondo». Nella motivazione viene ricordato il suo impegno per valorizzare la cultura e la civiltà italiana, fondate sulla lingua forgiata dall’autore della Commedia, che trovò a Ravenna ospitalità e il suo ultimo approdo. Viene inoltre sottolineato il contributo del direttore d’orchestra nel mostrare come l’opera italiana debba essere considerata un’unità inscindibile di musica, parola e teatro, insieme all’attenzione dedicata alla formazione dei giovani.