Una stangata. È questa la prima impressione che hanno avuto molti residenti del centro di Ravenna, osservando il nuovo piano sosta nelle zone a traffico limitato reso noto la settimana scorsa dall’Amministrazione comunale. Un piano che in questi giorni sta raccogliendo numerose critiche da parte delle opposizioni in Consiglio comunale e dei cittadini, come emerso chiaramente anche giovedì scorso durante un animato incontro pubblico tenutosi alla Camera di Commercio.
Se fino al 2025 per il permesso della propria auto un residente pagava 20 euro ogni tre anni – circa 6,65 euro l’anno – dal 2026 il costo annuale salirà a 50 euro, con un aumento complessivo della tariffa che si aggira intorno al 750 per cento. Numeri che, letti così, danno immediatamente la sensazione di una vera e propria stangata.
Una percezione che, almeno in parte, viene ridimensionata dal sindaco Alessandro Barattoni, secondo il quale «se si guardano altre città italiane, si noterà che a Ravenna si paga comunque molto meno». Un’affermazione che trova riscontro in diversi casi, anche se non mancano eccezioni significative. Il costo per vivere e muoversi all’interno di una Ztl cambia infatti sensibilmente da città a città, talvolta anche all’interno della stessa regione.
Come funziona in altre città
In Emilia-Romagna, per esempio, le politiche tariffarie per i residenti riflettono approcci molto diversi alla gestione dei centri storici, oscillando tra canoni annuali strutturati e permessi dal valore quasi simbolico. A Cesena il sistema è tra i più onerosi: il permesso per residenti che consente circolazione e sosta nella Ztl costa circa 120 euro all’anno, a cui si aggiungono spese amministrative e bolli per altri 26 euro complessivi. Diverso l’approccio di Forlì, dove il primo permesso per residente è gratuito e i costi scattano solo dal secondo veicolo in poi: 85 euro per il secondo permesso (65 euro per le auto a basso impatto ambientale) e 125 euro per il terzo (100 euro per i veicoli “ecologici”).
A Rimini, invece, non esiste un vero canone annuale: l’accesso alla Ztl per i residenti è subordinato unicamente al pagamento delle spese di istruttoria e della marca da bollo, per un totale di circa 21 euro. Spostandosi fuori dalla Romagna, Bologna adotta un modello simile a quello forlivese: il primo veicolo dei residenti del centro storico è gratuito, mentre dal secondo scatta un costo annuo di circa 120 euro. Caso a parte Faenza, dove il permesso di transito Ztl ha un costo quasi simbolico – 10 euro con validità triennale – ma per poter sostare in centro è necessario affiancare un abbonamento annuale alla sosta da 80 euro.
Il parere dei consumatori
Sul tema è intervenuto anche Alberto Mazzoni, presidente provinciale di Federconsumatori, che non boccia la manovra dell’Amministrazione comunale. «Se si confrontano le tariffe applicate in altre città, anche dopo gli aumenti Ravenna resta su livelli decisamente più bassi», afferma. «È chiaro che vanno attenzionati i casi di reale difficoltà economica, ma nel complesso il piano va nella direzione di un uso più equilibrato del centro e le risorse raccolte serviranno per la manutenzione delle strade».
«Inoltre - termina - riteniamo importante che il Comune prosegua con un monitoraggio costante dei dati, per valutare eventuali correttivi nel tempo. È necessario infatti partire dal fatto che una tariffa di 20 euro per tre anni era una sorta di regalo che il Comune faceva ai suoi residenti».
Le critiche politiche
Di segno opposto la posizione di Alberto Ancarani, capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale, che contesta soprattutto il metodo seguito dall’Amministrazione.
«Abbiamo chiesto se il piano fosse stato condiviso con le associazioni di categoria, ma non abbiamo ricevuto risposte», sottolinea. «Per questo chiederemo formalmente la loro posizione, perché molti cittadini e associati non si riconoscono in una scelta maturata senza un confronto più ampio, anche alla luce di un Pums discusso ormai in un contesto storico, nel 2019 prima della pandemia, completamente diverso».
«Nei prossimi giorni Forza Italia invierà una lettera ufficiale alle quattro associazioni di categoria, chiedendo un parere strutturato sul piano e sollecitando un confronto concreto», conclude.