Oggi a Roma il Consiglio di Stato deciderà sul ricorso presentato dall’Agenzia delle Dogane contro la sentenza del Tar che le impone di rivelare i dati su quante armi e materiale bellico è partito o transitato dal porto di Ravenna nel 2025, consentendo l’accesso agli atti finora negato alla giornalista e attivista Linda Maggiori. Parallelamente, a partire dalle 10, oggi in piazza del Popolo a Ravenna è andata in scena una manifestazione indetta dal Coordinamento popolare contro il traffico di armi nel porto di Ravenna.
Per l’occasione la Rete #nobavaglio ha espresso pieno sostegno alla giornalista Linda Maggiori, che oggi a Roma sosterrà nell’udienza davanti il Consiglio di Stato “il diritto di poter accedere alle informazioni sui traffici d’armi dal porto di Ravenna. Diritto che invece le è stato negato dall’Agenzia delle Dogane. Rete #nobavaglio auspica che l’esito sia in linea con la sentenza già espressa dal Tar di Bologna in suo favore, che, come conferma il suo avvocato Andrea Maestri, “ha sancito il diritto di conoscere almeno le quantità di armi che transitano dal nostro porto”. La battaglia di Linda Maggiori ci riguarda tutte e tutti: come giornaliste e giornalisti, come attiviste e attivisti e come cittadine e cittadini che hanno il diritto ad essere informati”.
La mobilitazione ha riscosso diverse adesioni, tra cui quella dell’Unione Sindacale di Base, che dà appuntamento al 30 ottobre per un’altra iniziativa, questa volta di rilievo internazionale: «Una giornata di lotta contro il traffico internazionale di armi: oltre 40 porti del Mediterraneo si fermeranno» promette la Confederazione nazionale dell’Usb. «Ci domandiamo - prosegue l’Unione Sindacale di Base - quali ragioni portino l’Agenzia delle Dogane a negare il diritto di informazione ai lavoratori che non vogliono essere ruote del sistema di guerre e genocidi. Allo stesso modo, che diritto ha l’Agenzia a nascondere ai lavoratori e alla città se c’è un transito di armi, con tutti i pericoli e le implicazioni che ne conseguono?». Un ostruzionismo, continua la nota del sindacato, che si verifica proprio «ora che l’Ue e la classe dominante italiana spingono verso il riarmo e intrecciano pericolose e condizionanti complicità tanto con Israele quanto con l’Ucraina. In questo clima guerrafondaio il lavoro di inchiesta e denuncia svolto da giornalisti e ricercatori rappresenta per l‘Usb uno dei fronti della lotta per la pace e il disarmo».
Adesione all’iniziativa di oggi in piazza è stata manifestata anche dalla Rete nazionale lavoro sicuro: «Produzione, traffico e uso degli armamenti vanno contrastati con decisione - afferma il portavoce Vito Totire -. Conoscenza e trasparenza sono il primo passo per una politica di prevenzione, boicottaggio e sostegno alla diserzione da tutti i fronti di guerra e dai fronti di quelle guerre sempre più “unilaterali” che sconfinano nel genocidio».
In piazza del Popolo anche Ravenna in Comune: «Il porto, inserito dall’Ue tra i core ports del corridoio Baltico-Adriatico, rientra a pieno titolo nella mobilità militare europea - afferma il collettivo in una nota -. Possiede vasti spazi per la movimentazione di mezzi bellici dopo aver costruito un chilometro di nuove banchine in penisola Trattaroli con la scusa di realizzarvi un nuovo terminal container di cui non esiste nemmeno un vago progetto. In compenso già ora vi opera provvisoriamente un mega hub logistico per l’automotive già pronto per la conversione militare».