Portare dal medico i propri peluche per superare la paura della visita. Torna a Ravenna per la seconda edizione domenica prossima 11 ottobre in piazza del Popolo, “l’Ospedale dei pupazzi”. I bambini porteranno a curare i propri peluche e, oltre a superare la paura del dottore, potranno apprendere con il gioco concetti di base relativi alla salute come il corretto lavaggio delle mani e l’importanza di una sana alimentazione. L’evento è organizzato, per la Giornata internazionale delle bambine e delle ragazze, dall’Ordine dei medici di Ravenna, insieme al Sism, in collaborazione con la Croce rossa Italiana, con il supporto di Pace professionale, il patrocinio di Provincia e Comune di Ravenna, Ausl Romagna e il contributo di Fnomceo. Come nella prima edizione, studenti di medicina e delle professioni sanitarie, nelle vesti di “pupazzologhe” e “pupazzologi”, accompagneranno i bambini, che portano il loro pupazzo “malato”, in un percorso di visita e cura. Accanto agli studenti lavoreranno anche odontoiatri, pediatri di libera scelta e ospedalieri. Per i bambini sarà l’occasione di incontrare, in un contesto ludico e rassicurante, gli stessi professionisti che si prendono cura di loro ogni giorno. Per la prima edizione, ricorda l’assessora alla Scuola Francesca Impellizzeri, sono stati coinvolti oltre 300 bambini con le loro famiglie. E quest’anno si unisce la biblioteca Classense con il progetto “Nati per leggere”. L’11 ottobre verrà illuminato di arancione, colore simbolo della Giornata delle bambine, il balconcino del teatro Alighieri.
Il gioco, aggiunge la presidente dell’Ordine dei Medici di Ravenna Gaia Siani, “resta lo strumento con cui avviciniamo i bambini al medico e all’odontoiatra, ma accanto ai pupazzi arriva anche il Basic life support”: i più piccoli scopriranno come si chiede aiuto e come si attivano i servizi di emergenza. Mentre i genitori potranno imparare le manovre di disostruzione delle vie aeree da corpo estraneo. “Prendersi cura della salute dei bambini significa anche dare strumenti alle famiglie”, sottolinea Siani. Il progetto si ispira al “Teddy bear hospital”, nato in Spagna nel 2003 e diffuso in molti Paesi dalle associazioni aderenti alla Federazione internazionale delle associazioni di studenti in medicina. Ha due obiettivi: ridurre le ansie dei bambini verso medici e ambiente sanitario e far crescere negli studenti l’empatia e le competenze comunicative con il piccolo paziente.