Si chiude dopo oltre 12 anni l’ultimo capitolo dell’inchiesta giudiziaria che aveva coinvolto l’ex infermiera 53enne Daniela Poggiali per le morti sospette all’ospedale Umberto I di Lugo, nel quale ha lavorato fino all’aprile del 2014. Ieri il giudice per le indagini preliminari Federica Lipovscek ha disposto l’archiviazione definitiva degli ultimi tre fascicoli ancora pendenti, accogliendo la richiesta della Procura e mettendo così la parola fine anche ai procedimenti aperti dopo le opposizioni presentate dai familiari di alcune delle persone decedute.
I tre casi riguardavano i decessi di Mauro Farolfi, morto il 6 febbraio 2014, Giampaolo Utili, deceduto il 25 marzo dello stesso anno, e Maria Sangiorgi, scomparsa il 5 aprile 2014. I loro familiari, assistiti dagli avvocati Claudio Cardia, Cristina Baroncini e Carlo Gandolfi, si erano opposti alla richiesta di archiviazione della Procura chiedendo la prosecuzione delle indagini. Nella precedente udienza il gip aveva disposto un rinvio per consentire al pubblico ministero di integrare la motivazione relativa a uno dei fascicoli. Depositati gli approfondimenti richiesti, il giudice ha ora disposto l’archiviazione.
La decisione, pronunciata ieri davanti al difensore dell’ex infermiera, Lorenzo Valgimigli, conclude definitivamente anche gli ultimi filoni dell’inchiesta nata nel 2014, che aveva portato gli investigatori a passare al vaglio 38 decessi. Nel corso degli anni l’attenzione della magistratura si era progressivamente concentrata su due soli casi, quelli di Rosa Calderoni e Massimo Montanari, sfociati nei processi che hanno segnato una delle vicende giudiziarie più complesse degli ultimi anni in Romagna.
Per la morte di Calderoni, la Poggiali era stata inizialmente condannata all’ergastolo, mentre per il decesso di Montanari aveva ricevuto una condanna a 30 anni con rito abbreviato. Entrambe le sentenze sono state però ribaltate nei successivi gradi di giudizio, fino alle assoluzioni definitive. Per Montanari la decisione è passata in giudicato dopo la mancata impugnazione della Procura generale; per Calderoni è stata la Cassazione a rendere definitiva l’assoluzione dopo un lungo percorso processuale fatto di annullamenti e nuovi giudizi d’appello.
Con l’archiviazione si esaurisce così anche il fronte processuale relativo agli altri decessi presi in esame. Resta invece ancora aperto un diverso procedimento, del tutto estraneo alle accuse di omicidio. A Bologna è infatti pendente l’appello della Procura contro l’assoluzione pronunciata dal Tribunale di Ravenna nei confronti della 53enne e della sorella nel processo per peculato, relativo alla presunta appropriazione di farmaci e presidi sanitari da una casa di riposo. Quel procedimento rappresenta oggi l’unico capitolo giudiziario ancora aperto che coinvolge l’ex infermiera.