Ravenna, Pier Ferdinando Casini presenta il suo libro: “Io amo il Parlamento, il sovranismo nazionale è ridicolo”

Ravenna
  • 17 gennaio 2026

Pier Ferdinando Casini è un uomo di garanzia: del Parlamentarismo e della centralità del Parlamento e della Costituzione nella vita del Paese. Non a caso non ha mai accettato ruoli di governo, nonostante una lunga carriera. Questo suo libro sul Parlamento e sul suo ruolo è la testimonianza non solo di una carriera ma di un uomo di profondi principi, che non sono principi di partito, ma ideali”.

Lo ha detto Antonio Patuelli, Presidente della Cassa di Ravenna, intervenendo oggi alla Sala Muratori della Biblioteca Classense a Ravenna alla presentazione del libro ‘Al Centro dell’Aula. Dalla Prima Repubblica a oggi’ (Ed. Il Mulino, 2025) del Senatore Pier Ferdinando Casini.

‘Il titolo del libro è semplice - ha proseguito Patuelli - è una localizzazione parlamentare: al centro dell’aula. Una localizzazione che dà spunti, le collocazioni nell’emiciclo parlamentare sono una tradizione europea parlamentare. Se si va a Londra alla Camera dei Comuni il centro non c’è, il sistema uninominale prevede che si stia o di qua o di là. Invece quando Luigi Filippo nel 1831 realizzò il sistema costituzionale, nacque l’emiciclo non a caso: il sistema elettorale francese correggeva il monoturnismo anglo-americano’. Ed ancora: ‘Questo è un libro di storia, di politica, di cultura e di ideali - ha proseguito Patuelli - la citazione in apertura di De Gasperi da Aquisgrana tocca il cuore profondo dei ravennati, perché Aquisgrana è il luogo dove Carlo Magno copiò la Basilica Ravennate di San Vitale costruendo la sua tomba ottagonale come San Vitale. E’ un libro che, prima che di politica, è di cultura costituzionale. Casini è un pozzo infinito di ricordi. E’ il simbolo alto del Parlamentarismo nel senso più profondo di metodo costituzionale, il Parlamento e il Parlamentarismo al centro della democrazia, una rivendicazione della centralità del Parlamento come lo vollero i costituenti’.

Dalle parole ai fatti, secondo Patuelli. “Lo Stato Costituzionale - ha proseguito - non è solo una enunciazione, è una prassi di vita assai coerente fin da quando è entrato in Parlamento (dicono sia il decano del Parlamento, ma è troppo giovane, deve superare Giovanni Giolitti. Per raggiungere Giolitti Casini deve fare altre tre legislature, ed è a livello di Andreotti per legislature elettive). Casini ha sempre rifiutato tutti gli incarichi di governo, fin da giovanissimo. Non è mai andato a fare il Ministro e, con una carriera come la sua, è un’eccezione. E’ un principio: appunto, la centralità del Parlamento. L’arrivo di Papa Wojtyla in Parlamento è stato un momento storico: perché era, con la Presidenza Casini, la conclusione della Repubblica Romana. Era un riconoscimento elevatissimo. Casini è stato Presidente della Camera, di varie commissioni parlamentari, di organismi interparlamentari. E’ stato uomo di grandi visioni, anche internazionali”.

Patuelli cita il testo del libro: “Scrive: “Sulla Turchia fin dal 2000 ho ritenuto un errore chiudere la porta in faccia alla Turchia” E quanto si vede in questi ultimi anni come aveva ragione Casini, e queste cose si sentono da Ravenna di più, per la nostra tradizione bizantina ed abbiamo l’esigenza di cucire i rapporti con il bacino del Mediterraneo, oltre tutto di un Mediterraneo che è di confine”.

La chiusura è con due citazioni: ‘Cavour_ dice Patuelli _ si sentiva più forte quando era aperto il Parlamento. E poi la citazione alle profetiche parole di De Gasperi: se siamo uniti, siamo più forti, e se siamo più forti siamo liberi”.

Pier Ferdinando Casini ha ricostruito il suo percorso: “Io amo il Parlamento perché credo che nessuno abbia il monopolio della verità. Io detesto gli integralisti. Quando in Parlamento parla qualcuno che è in un settore diverso dal mio, io ascolto perché credo che abbia un frammento di verità. L’omologazione è il contrario della democrazia”.

Ed ancora: “Si parla tanto di riforma elettorale ma si parla di togliere i collegi uninominali che sono l’unico barlume di rapporto tra elettori ed eletti. Dobbiamo invece restituire agli elettori lo scettro dell’indicazione dei propri parlamentari. Perdendo il rapporto personale con la gente, al contrario di quanto facevamo noi che giravamo per i paesi, abbiamo lasciato praterie all’antipolitica”.

E sull’attualità: “Io sono angosciato, non dalla legge elettorale, ma da quello che capita nel mondo: per i nostri figli, perché vedo un capovolgimento dei valori sostanziali che sono stati la ragione della nostra vita. L’idea che chi è forte vince e fa quello che vuole e tutto quello che abbiamo costruito da Westfalia in poi, che la democrazia liberale non prevede padroni, tutto questo non valga più niente: ecco questo mi angoscia. Il sovranismo nazionale è ridicolo: il sovranismo europeo è l’unico modo che diamo ai nostri figli di non essere schiavi di altri”.

L’evento è stato organizzato dal Dipartimento Beni Culturali dell’Università di Bologna, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna e dalla Fondazione Flaminia. L’introduzione è stata del professor Michele Marchi, docente di Storia Contemporanea all’Università di Bologna.

All’incontro erano presenti, tra gli altri, la presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna Mirella Falconi Mazzotti, il presidente della Regione Emilia Romagna Michele de Pascale, il Prefetto di Ravenna Raffaele Ricciardi, il presidente della Camera di Commercio di Ravenna-Ferrara Giorgio Guberti, il Comandante provinciale dei Carabinieri Andrea Lachi, la presidente della Biblioteca Classense Patrizia Ravagli ed il vice sindaco di Ravenna Eugenio Fusignani.

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