Ravenna, per chi suona la campanella? In dieci anni persi oltre 700 alunni

Per la prima volta in provincia di Ravenna gli alunni iscritti alla prima elementare scenderanno sotto quota 2.500. L’impatto della crisi demografica che attraversa il Paese si vede prima di tutto nelle scuole: nel forese si fa sempre più fatica a mettere insieme i fatidici 15 alunni che dovrebbero costituire una classe secondo le direttive del ministero. E allora si lavora di deroghe, perché quando salta una prima elementare il futuro della scuola stessa è a rischio.

I numeri, però, sono impietosi. Nel 2017 si presentavano per la prima volta sui banchi di scuola 3.178 bambini. Quest’anno saranno 2.468: il 4,4 per cento in meno rispetto allo scorso anno e il 22,1 per cento in meno rispetto all’anno scolastico 2017/2018. C’è stato un sussulto nel 2023, quando la popolazione scolastica è cresciuta di una settantina di alunni, ma l’andamento è una linea che punta inesorabilmente verso il basso. Considerati i numeri delle nascite registrati negli ultimi anni e un territorio che attira meno rispetto a un tempo, l’impressione è che difficilmente la tendenza possa invertirsi.

Per quanto riguarda il resto dei dati provinciali, oggi la scuola riapre con un totale di 2.008 aule: le sezioni della scuola dell’infanzia sono 165, a cui si aggiungono le 663 classi delle elementari, le 416 delle medie e le 764 delle superiori. La Flc Cgil ha già lanciato l’allarme nei giorni scorsi per il personale docente, amministrativo e per i collaboratori scolastici: secondo il sindacato, buona parte dei lavoratori che reggono la scuola è precaria. La Cgil lamenta un utilizzo ormai strutturale dei supplenti per far fronte alle necessità dell’istruzione. A questa preoccupazione se ne aggiunge una seconda, che riguarda gli istituti tecnici: il 15 settembre prenderà il via la riforma in cinque scuole della provincia. La Flc Cgil conferma la propria contrarietà a un’impostazione giudicata «verticistica, privatista e lesiva dell’autonomia didattica».

Una situazione generale, dice il sindacato, che rischia di rendere più difficile il regolare avvio delle lezioni, aumentando il carico di lavoro di chi è già in servizio e incidendo sulla continuità didattica. La Flc chiede quindi «risposte immediate, risorse strutturali e stabilizzazioni reali» per tutelare la qualità dell’offerta formativa e il diritto allo studio.

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