Ravenna, partito il colosso Rosetti per la cattura della C02

Ravenna
  • 08 settembre 2026

La città continua a essere una tessera importante del puzzle energetico mondiale e, in particolare, della cattura e dello stoccaggio della CO2₂. Non si parla qui del progetto Eni-Snam, che vedrà i giacimenti di metano esauriti riutilizzati per lo stoccaggio dell’anidride carbonica, ma di quello, già avviato, di Liverpool. E che c’entra Ravenna? C’entra perché è la Rosetti Marino a costruire le piattaforme destinate a quel sito. La prima è partita ieri da Piombino, in Toscana, perché lo stabilimento ravennate dell’azienda è attualmente impegnato in un altro progetto. La piattaforma Douglas Ccs è la prima delle quattro che la storica azienda sta realizzando nell’ambito del progetto «Liverpool Bay Carbon Capture and Storage», sviluppato da Eni nel Regno Unito.

La piattaforma, completata in meno di 18 mesi dall’acquisizione del contratto da parte di Eni Ul, raggiungerà il Mare d’Irlanda nelle prossime settimane. L’installazione nella Baia di Liverpool è prevista entro la fine di settembre e segnerà l’avvio della fase offshore del progetto. Un risultato ottenuto attraverso un programma accelerato, il cosiddetto “fast-track”, che ha integrato le diverse fasi di ingegneria, approvvigionamento, costruzione e commissioning.

La Douglas Ccs avrà un ruolo centrale nel sistema Liverpool Bay Ccs. Sarà infatti l’hub offshore incaricato di ricevere l’anidride carbonica catturata dagli impianti industriali e distribuirla, attraverso una rete di tubazioni offshore, alle altre tre piattaforme previste dal contratto tra Eni UK e Rosetti Marino. Da queste strutture l’anidride carbonica verrà quindi iniettata nei giacimenti di gas ormai esauriti, situati sotto il fondale marino, dove è previsto lo stoccaggio permanente. Un progetto, come si nota, del tutto simile a quello ravennate.

Il sistema fa parte di HyNet, il grande cluster industriale sviluppato nel Nord-Ovest dell’Inghilterra e nel Nord del Galles e considerato uno dei programmi più ambiziosi nel Regno Unito per la riduzione delle emissioni dei comparti industriali. L’obiettivo è intervenire soprattutto sulle attività definite “hard to abate”, quelle nelle quali la decarbonizzazione risulta particolarmente complessa e dove la cattura della CO2 può rappresentare una delle tecnologie utilizzabili per ridurre le emissioni.

Le caratteristiche della struttura

Per Rosetti Marino la consegna della Douglas Ccs rappresenta un passaggio importante in un progetto di dimensioni internazionali. La piattaforma presenta infatti una struttura imponente: la parte superiore dell’impianto pesa 1.885 tonnellate, mentre la struttura sommersa destinata a sostenere la piattaforma raggiunge le 1.575 tonnellate. A completare l’opera ci sono otto pali di fondazione, per un peso complessivo di 730 tonnellate.

Per il montaggio è stata quindi utilizzata un’area attrezzata del porto toscano, grazie alla disponibilità e alla collaborazione di PIM – Piombino Industrie Marittime, titolare del cantiere.

«Douglas Ccsè la prima realizzazione di un programma che contribuisce concretamente alla decarbonizzazione di uno dei principali distretti industriali “hard to abate” europei. È un progetto che fa onore al Regno Unito e ad Eni, a cui siamo enormemente riconoscenti per fiducia che hanno riposto in Rosetti Marino e che siamo orgogliosi di aver onorato. La consegna di questo impianto - che è un’ulteriore dimostrazione della nostra capacità di realizzare in tempi eccezionalmente ridotti un progetto complesso e primo nel suo genere - è stata possibile grazie alle nostre competenze ingegneristiche e realizzative, ma soprattutto, alla professionalità e all’impegno delle persone che hanno lavorato al progetto», ha dichiarato Oscar Guerra, amministratore delegato di Rosetti Marino.

La partenza della Douglas Ccs segna ora il passaggio dalla fase di costruzione a quella di installazione in mare. Una volta posizionata nella Baia di Liverpool, la piattaforma diventerà il punto di raccolta e smistamento della CO2₂ destinata alle altre strutture offshore. Il progetto prevede quindi una filiera che parte dagli impianti industriali dell’Inghilterra nord-occidentale e del Nord del Galles, dove la CO2₂ viene catturata, e arriva al Mare d’Irlanda, dove viene trasportata e stoccata.

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