Ravenna, occupazione all’Itis, gli studenti: “Ripareremo l’infrastruttura, facendo i lavori che spetterebbero all’Ufficio Scolastico Provinciale”

Ravenna
  • 15 ottobre 2026

Occupazione all’Itis “Nullo Baldini” di Ravenna. “L’occupazione - scrivono gli studenti in una nota - è per noi sia un’opportunità per riparare l’infrastruttura (ripareremo nel giro di pochi giorni i problemi materialmente risolvibili, seppure dovrebbe occuparsene l’Ufficio Scolastico Provinciale), sia per rafforzare la comunità studentesca, dimostrando l’efficacia dell’occupazione come mezzo risolutivo dei problemi. Ci stanno già dimostrando gli studenti in Francia e Spagna come bloccare tutto sia ciò che la nostra generazione è chiamata a fare, e proprio con l’obiettivo di fare come la Francia partecipiamo allo tsunami di occupazioni, unendoci alle scuole che già hanno iniziato ad occupare sul suolo nazionale”.

I motivi dell’occupazione

Gli studenti riassumono in tre punti i motivi dell’occupazione.

“Siamo contro la riforma dei Tecnici, che ci rende: precari, rassegnati, soli; sempre più succubi di questo sistema basato sulla prevaricazione e sull’egoismo”.

Il secondo punto. “Siamo contro le manovre futili del governo, intento a nascondere la proprie intenzioni antipopolari: non risolve i reali problemi che noi viviamo, dimostrandosi incapace di risolverli”.

Infine il terzo punto. “Siamo contro l’economia di guerra, che produce il carovita: il gasolio a 2,20, i prezzi del Bar che aumentano, tecnologia ed elettronici sempre più costosi; sempre più famiglie si trovano a campare di mese in mese. • Causa l’assenza di fondi pubblici per le scuole: sempre più fondi sono investiti nella guerra, sottraendoli ad: istruzione, sanità, servizi pubblici”.

“Nello specifico della nostra scuola, l’Ufficio Scolastico Provinciale ritiene i danni alle infrastrutture di tutta la provincia una priorità secondaria, così rifiutandosi di sistemarne mezzo (buchi nelle porte dei bagni, chiavistelli che mancano, muffe, infiltrazioni d’acqua che sono un pericolo vicino ai strumenti elettronici, cavi esposti, controsoffitti che crollano col peso di chili di polvere, soffitti che crollano ed intonaco che si stacca da metri di altezza, soffitti e tetto bucati per cui piove in alcune aule, colonne portanti crepate, vasistas e finestre rotte, tapparelle che si bloccano, taparelle che si spezzano dal terzo piano presentando un pericolo di morte per i passanti, termosifoni rotti o fragili, laboratori malmessi o realmente pericolosi, gabbie di faraday danneggiate e non funzionanti, sistemi di sicurezza datati e senza controlli regolari)”.

La nota sottolinea: “l’inadeguatezza della struttura nel gestire il freddo ed il caldo, coi sistemi di riscaldamento accesi sempre troppo tardi (se non rotti) e assolutamente nessun sistema di raffreddamento (con addirittura classi-serra) In tutto ciò, il ritiro dei telefoni ha reso per gli studenti più difficile documentare le ridicole condizioni in cui ci troviamo. Che fare. L’occupazione è per noi sia un’opportunità per riparare l’infrastruttura (Ripareremo nel giro di pochi giorni i problemi materialmente risolvibili, seppure dovrebbe occuparsene l’Ufficio Scolastico Provinciale), sia per rafforzare la comunità studentesca, dimostrando l’efficacia dell’occupazione come mezzo risolutivo dei problemi”.

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