RAVENNA - Il mistero della pistola con cui Raul Gardini, il 23 luglio del 1993, si tolse la vita a Palazzo Belgioioso si arricchisce di un nuovo particolare. Intervistato da Aldo Cazzullo, l’ex pm Antonio Di Pietro ha raccontato di avere spostato la pistola. «L’ho spostata io stesso quando sono arrivato», dice l’ex magistrato. Di Pietro, che pare certo del fatto che l’imprenditore ravennate si sia suicidato, però non risolve il dubbio principale riguardo a quel giorno, perché dice di non essere stato il primo a toccare la pistola: «L’avevano già spostata, io l’ho presa con un fazzoletto».
Chi mette in dubbio il suicidio concentra le sue perplessità proprio sull’arma: il maggiordomo raccontò di aver trovato Gardini con la pistola nella mano destra, ma di non averla toccata. Secondo gli agenti della Scientifica, la pistola era però distante dal corpo nel momento in cui furono fatti i rilievi investigativi. Se Di Pietro dice di non essere stato il primo a spostarla sullo scrittorio in cui fu poi ritrovata, le domande di chi ritiene Gardini vittima di un omicidio restano comunque senza risposta. Il particolare della pistola e una serie di altre incongruenze negli anni hanno alimentato ulteriori sospetti.
Di certo, come racconta Di Pietro a Cazzullo nella puntata del programma tv “Una giornata particolare”, intitolata “lo scandalo infinito, dalla Banca Romana a Tangentopoli”, che andrà in onda mercoledì alle 21.15 su La7, Gardini di cose da raccontare al pool di Mani Pulite ne avrebbe avute molte. La mattina in cui fu trovato morto, l’imprenditore doveva infatti andare in procura: «Doveva dirci a chi aveva dato le tangenti provenienti dalla famosa provvista di 150 miliardi. Mi doveva dire quel che mancava per chiudere il cerchio, ci avrebbe permesso di accertare cose che non abbiamo mai più accertato». Di Pietro gli avrebbe in cambio evitato il carcere. «Credo che questo lo abbia determinato, visto il carattere corsaro, a suicidarsi», dice l’ex pm.