Ravenna, nessun ricorso in Cassazione, il figlio del dottor Molducci scagionato dall’accusa di omicidio

Non ci sarà un ultimo round in Cassazione per il processo sulla morte del dottor Danilo Molducci, l’ex medico di base deceduto all’età di 67 anni il 28 maggio del 2021 nella sua casa di via Violaro, a Campiano. Per il figlio del dottore, il 43enne di Castrocaro Terme Stefano Molducci, ex segretario del Pd locale, l’assoluzione dall’accusa di avere ucciso il padre somministrandogli farmaci che già assumeva in dosi massicce, è divenuta definitiva. Così come fuori discussione è - per la giustizia Italiana - la causa della morte del dottore: non si trattò cioè di un omicidio, bensì una fine “naturale”, dettata da un insieme di fattori - medicinali compresi forse - su una persona già fortemente compromessa.

I sospetti

I guai giudiziari di Stefano Molducci (difeso dall’avvocato Claudia Battaglia) erano iniziati pochi giorni dopo la morte del padre, in principio classificata come naturale. Era stata la segnalazione di un investigatore privato a insospettire gli inquirenti. Si trattava di un detective incaricato mesi prima dal dottore affinché facesse luce su presunte sparizioni di denaro dai propri conti e investimenti lasciati gestire al figlio. Quando il consulente aveva cercato di mettersi in contatto con il committente per riferirgli l’esito di quei primi accertamenti, aveva appreso con stupore della morte del dottore.

Le indagini condotte dalla squadra Mobile e coordinate dal sostituto procuratore Angela Scorza avevano poi ricostruito un quadro articolato quanto sospetto, fatto di medicinali ordinati oltre misura (già oggetto di un’inchiesta parallela) e poi fatti sparire, oltre a fondi economici gestiti e manipolati dal figlio della vittima; il tutto inserito nella cornice di una forte rivalità familiare tra il genitore e l’unico erede.

La Procura aveva formulato il movente in questi termini: il 43enne avrebbe agito temendo che il padre, resosi conto dei presunti ammanchi nel proprio patrimonio, avesse deciso di estrometterlo in toto dalla gestione delle sue finanze. Pena richiesta: ergastolo.

Di mezzo c’era finita anche la badante del dottore, Elena Vasi Susma, colf 57enne (assistita dall’avvocato Antonio Giacomini) che aiutava il medico ormai costretto in sedia a rotelle nei lavori domestici, compreso il ritiro dei medicinali dalla farmacia (assistenza che le è costata la condanna per la compilazione di certe ricette di proprio pugno, pur sotto dettatura). Inizialmente indagata per concorso nella realizzazione dell’omicidio - commesso secondo il pm somministrando Amlodipina e benzodiazepine che il 67enne già assumeva in dosi elevate -, al termine del processo in primo grado la stessa accusa aveva chiesto l’assoluzione nei suoi confronti, ritenendola una pedina inconsapevole sfruttata dal figlio del medico per sviare eventuali sospetti.

La perizia tossicologica negata

A inizio anno, in secondo grado, la Procura generale aveva chiesto una nuova perizia tossicologica per accertare il presunto avvelenamento da farmaci quale possibile causa della morte, imputata al solo figlio di Molducci. La Corte d’assise d’appello aveva però respinto l’istanza. Assolvendolo perché “il fatto non sussiste”, i giudici avevano così ricondotto a cause naturali l’improvviso decesso del dottore, confutando il movente ipotizzato dall’accusa e mettendo in dubbio il nesso di causalità tra l’assunzione dei farmaci e la morte di un uomo anziano e già debilitato.

I 45 giorni entro i quali impugnare la sentenza in Cassazione sono scaduti in questi giorni, senza alcun ricorso da parte della Procura generale. E così per Stefano Molducci la pronuncia che lo ha scagionato è divenuta definitiva.

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