Nei pronto soccorso della provincia nel 2025 si sono registrati meno accessi rispetto all’anno precedente. Un calo che non segnala un peggioramento dei servizi sanitari, ma piuttosto il contrario: la rete territoriale comincia a funzionare e a intercettare una parte sempre più ampia dei bisogni di cura meno urgenti. Nel 2025, infatti, gli accessi complessivi ai pronto soccorso di Ravenna, Lugo e Faenza sono diminuiti rispetto al 2024. A Ravenna si è passati da 90.331 a 84.617 accessi, per un sensibile calo di 5.700 unità, a Lugo da 36.923 a 36.183, mentre a Faenza da 37.212 a 36.094. Un andamento che trova spiegazione soprattutto nel consolidamento dei Cau, i Centri di assistenza e urgenza per i casi a bassa complessità: quello di Ravenna è stato attivato nel gennaio 2024, mentre quelli di Lugo e Faenza sono entrati in funzione nel giugno dello stesso anno.
La riduzione riguarda soprattutto i codici di gravità più bassi, cioè quei casi che spesso non richiedono un vero trattamento di emergenza ospedaliera. Il calo più evidente si registra nei codici bianchi: -2,5% a Ravenna, -36,8% a Lugo e -22,6% a Faenza. In diminuzione anche i codici verdi, che indicano condizioni poco urgenti: -11,9% a Ravenna, -7,6% a Lugo e -11,7% a Faenza. Diverso l’andamento dei codici azzurri, che rappresentano le urgenze differibili. A Ravenna si registra una lieve flessione (-3,2%), mentre a Lugo e Faenza gli accessi crescono rispettivamente del +10,8% e del +13,6%. Al di fuori del fenomeno legato ai Cau restano invece le situazioni più gravi: i codici arancioni, che indicano un’urgenza reale, sono in aumento in tutti e tre gli ospedali (+4,8% a Ravenna e Faenza, +17,6% a Lugo), mentre i codici rossi, cioè le emergenze più critiche, rimangono sostanzialmente stabili (-0,5% a Ravenna, +0,4% a Lugo e -1,3% a Faenza). Se da un lato i pronto soccorso registrano meno accessi complessivi, dall’altro cresce il ruolo dei Cau sul territorio. Nel 2025 il centro di Ravenna ha contato 27.331 accessi, quello di Lugo 23.110 e quello di Faenza 18.902, per un totale di 69.343. Numeri che confermano come questi presidi stiano diventando un punto di riferimento per i cittadini quando si tratta di problemi sanitari urgenti ma non gravi, contribuendo a ridurre la pressione sui pronto soccorso.
Il modello è destinato a evolversi ulteriormente nei prossimi anni. La Regione punta infatti a riorganizzare la rete delle urgenze territoriali a bassa complessità, valorizzando l’esperienza dei Cau e integrandola maggiormente con il sistema sanitario locale. In molti casi i centri verranno progressivamente trasformati negli ambulatori delle Aggregazioni funzionali territoriali (Aft), mantenendo il ruolo di presidio di prossimità per i cittadini.
Le Aft rappresentano una forma organizzativa della medicina territoriale basata sulla collaborazione tra medici di famiglia: gruppi di professionisti che lavorano in modo coordinato, condividendo strumenti e obiettivi assistenziali per garantire una copertura più capillare e continua dei bisogni sanitari. In questo modello gli ambulatori diventano il primo punto di riferimento per le urgenze non differibili, integrati con gli altri servizi dell’assistenza primaria.