Ravenna, multe cancellate «per sbaglio». L’appello assolve il vigile

Sentenza ribaltata in appello. E in un soffio la condanna diventa assoluzione annullando anche l’obbligo di risarcire il Comune in un eventuale processo civile avviato dall’ente pubblico. Quanto al provvedimento disciplinare tuttora aperto, anche quello potrebbe chiudersi, al netto di un ricorso in Cassazione. Tutto cancellato, insomma, così come le multe che un agente della Polizia locale di Ravenna era accusato di avere eliminato dal sistema informatico in uso al Comune. L’uomo, 45enne, in primo grado era stato condannato a due anni per avere spazzato via a colpi di clic migliaia di email contenenti i dati dei conducenti sanzionati dal 2019 al 2023. Assistito dall’avvocato Marina Prosperi, ha fatto appello sostenendo di non avere agito intenzionalmente ma di essere incappato a un mero errore tecnico. Così martedì è comparso davanti al collegio penale della corte d’appello di Bologna, che lo ha scagionato stabilendo che “il fatto non sussiste”.

Il procedimento aveva preso le mosse da un’informativa inviata nel 2023 dal comandante della Polizia locale. Secondo l’ipotesi accusatoria il sottoposto avrebbe agito per vendicarsi del trasferimento d’ufficio imposto come sanzione disciplinare a seguito di due episodi di omessa custodia della pistola d’ordinanza: uno nel 2019, l’altro nel 2021, quando l’arma era stata ritrovata in uno zaino dimenticato al bar del comando. Il tutto gli era costato un giorno di sospensione e il ritiro della pistola, con provvedimento del sindaco. Poi era arrivato il trasferimento all’ufficio Verbali.

Trascorso qualche mese, l’agente si era messo in malattia. E proprio durante la sua assenza erano sparite tutte le mail inviate dai cittadini per comunicare i dati dei conducenti al fine della decurtazione dei punti dalle rispettive patenti; prima quelle dell’anno in corso, poi quelle degli anni precedenti. Infine anche il cestino era stato svuotato. Per risalire al responsabile del “sabotaggio” era bastato un controllo da parte dello studio informatico che gestisce il sistema per conto del Comune. I tecnici erano riusciti a anche a recuperare tutti i dati, oltre a indicare il nominativo del presunto “hacker”. A quel punto era scattata la denuncia, finita alla Procura di Bologna (competente per questa tipologia di reati) e poi incardinata nel processo a Ravenna che vedeva anche Palazzo Merlato parte civile assistito dall’avvocato Alessandra Ponseggi. Nel processo in appello la linea difensiva è tornata sull’errore involontario e sulla mancanza di un danno specifico. Il 45enne avrebbe confuso i file per semplici link a cartelle condivise, cancellandoli temendo che potessero mettere a rischio la sicurezza dei dati del Comune. Una linea che deve aver fatto breccia, ribaltando la sua posizione.

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