Sei multe impugnate da 440 euro ciascuna, una sentenza ribaltata in appello e un dettaglio che rimane sospeso: che cosa ci facessero, tutte insieme, in un casolare di Godo, una cinquantina di persone, il 10 gennaio 2021 nel pieno delle restrizioni anti-Covid che proibivano severamente assembramenti di qualsiasi tipologia. Trascorsi più di cinque anni, la sentenza del tribunale di Ravenna non svela il mistero, ma ripristina quei sei verbali che in un primo momento erano stati annullati. All’epoca, quel raduno di persone era stato descritto dai presenti come un incontro di formazione per la registrazione di video. La fila di auto parcheggiate in lungo la stretta via Traversa non era passata inosservata. E quello era anche il periodo delle segnalazioni da parte di chi, in casa, non solo si atteneva rigorosamente alle norme, ma si dava da fare affinché tutti le rispettassero, vicini di casa compresi.
Quel giorno, per giunta, il controllo dei carabinieri aveva fatto emergere il sospetto di un raduno legato agli ambienti critici verso il vaccino anti-Covid. Anche perché il proprietario della cascina risultava essere un componente del direttivo del Movimento 3V, «Vaccini, vogliamo, verità», associazione che si dichiarava contraria all’obbligo vaccinale. Il movimento aveva tuttavia respinto l’ipotesi di un raduno no-vax, spiegando che si trattava di un incontro di formazione per la registrazione di video, con la struttura regolarmente affittata.
Video o propaganda anti-vaccino che fosse, le sanzioni erano state contestate per il mancato rispetto della distanza interpersonale e per gli spostamenti fuori dal Comune di residenza senza comprovate esigenze. Tanto più che fra i presenti pare ci fossero persone provenienti anche da fuori regione.
All’epoca si era parlato di circa un’ottantina di persone. Ora la sentenza del giudice Elisa Romagnoli ridimensiona il numero a una cinquantina. Di questi, in sei a suo tempo impugnarono il verbale. Il loro ricorso fece breccia davanti al Giudice di Pace, che annullò le ordinanze ritenendo illegittima la mancata contestazione immediata delle violazioni. Una decisione che la Prefettura ha tuttavia contrastato presentando appello dinanzi al tribunale civile, che nei casi di violazioni amministrative rappresenta il secondo grado di giudizio. L’avvocatura dello Stato ha sostenuto che il numero elevato di persone e il rischio di trasmissione del virus rendessero oggettivamente impossibile procedere alle contestazioni sul posto. Ora il Tribunale di Ravenna segue questa linea e ribalta la sentenza del Giudice di Pace confermando sei ordinanze-ingiunzioni da 440 euro ciascuna.
La sentenza ricostruisce la vicenda dal punto di vista delle contestazioni amministrative. Richiamando la giurisprudenza della Cassazione, il giudice ha stabilito che la mancata contestazione immediata (eccetto in materia di circolazione stradale) non determina automaticamente la nullità delle sanzioni, purché la notifica avvenga nei termini previsti. Nel caso particolare, il controllo era stato effettuato il 10 gennaio e le notifiche erano partite il 27 gennaio, dunque entro i 90 giorni. Confermate quindi le sei ordinanze-ingiunzioni, con compensazione delle spese di lite. Resta sullo sfondo la domanda che aveva accompagnato il controllo di Godo: che cosa si stesse realmente facendo in quel casolare, oltre alla presunta registrazione dichiarata all’epoca. La sentenza non ne dà atto. Quanto al video, dopo il blitz dei carabinieri, chissà, forse si è arenato al primo ciak.