Ravenna, minorenne ospitata in casa e abusata: 15enne conferma le accuse

Ha parlato, timidamente, confermando però luoghi, dinamica e ricordi, così come aveva fatto davanti alla polizia. Ha raccontato di quella notte trascorsa fuori casa con uno sconosciuto nonostante la giovanissima età, il malessere del giorno dopo e la visita in ospedale, il cui esito ha dato atto di segni compatibili con una violenza sessuale. Ieri nell’aula protetta del tribunale, ad ascoltare la ragazza 15enne, c’erano solo il giudice Andrea Galanti e un esperto, chiamato in casi delicati come questo, vale a dire una presunta violenza sessuale che il mese scorso è costata il carcere per un 32enne di origine ivoriana, regolare sul territorio nazionale e attualmente detenuto a Modena. Collegati in una vicina aula c’erano il pm Francesco Coco e l’avvocato Sandra Vannucci, difensore dell’indagato, che hanno potuto assistere all’incidente probatorio. Si tratta di un passaggio che consente di cristallizzare le prova data dalla testimonianza della giovane, e che è probabile sarà seguito dalla conclusione delle indagini.

I fatti risalgono a metà febbraio. La 15enne, residente in un comune della provincia di Ravenna, mancava da casa da giorni. Stando a quanto emerso, aveva conosciuto lo straniero nel tragitto in treno verso Ravenna. Si erano scambiati i numeri di telefono, lui si era presentato usando un soprannome. Poi, giunti in stazione, lui le avrebbe offerto la possibilità di ricaricare il cellulare e di farsi una doccia seguendolo a casa. Qui però i racconti si fanno fumosi. L’adolescente avrebbe bevuto alcolici, forse fumato stupefacenti, infine il vuoto. Quando si è svegliata era notte. è uscita dall’abitazione e senza dire nulla né avvisare i genitori è andata in ospedale lamentando dolori al basso ventre. Il referto a firma del ginecologo ha fatto scattare come da prassi la segnalazione alla Questura. è stata la ragazza, ancora confusa, a fornire il soprannome e il numero di telefono dello straniero agli investigatori della Squadra mobile, che insieme alla Polfer hanno atteso il suo ritorno nell’appartamento. Tra le ipotesi finora prese in considerazione, si pensa che abbia approfittato di uno stato di incoscienza o comunque delle condizioni di annebbiamento della minore per abusare di lei.

Interrogato a suo tempo dopo l’arresto, il 32enne, difeso dall’avvocato Sandra Vannucci, si era avvalso della facoltà di non rispondere, sostenendo però con spontanee dichiarazioni di essersi limitato ad accudire quell’adolescente all’apparenza così fragile, che ora ha confermato la più terribile delle accuse.

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