Ravenna, medici in silenzio davanti al gip. Depositata una dichiarazione scritta

Ravenna
  • 13 marzo 2026

RAVENNA - Nei corridoi di un primo piano che poche volte si è visto così blindato un clamore di telecamere e fotografi; nell’aula dove si tenevano gli interrogatori, invece, il silenzio di tutti gli 8 medici indagati per falso ideologico continuato e interruzione di pubblico servizio. La vicenda è quella ormai nota a livello nazionale dei presunti certificati anti-rimpatrio usciti dal reparto di Malattie Infettive del Santa Maria delle Croci, e ieri mattina in tribunale la tensione si toccava con mano, con gli 8 indagati che sono stati fatti entrare e uscire - a tutela della privacy - da ingressi secondari.

Mentre i nomi dei cronisti presenti venivano appuntati su un foglio dai carabinieri. «Mi avvalgo della facoltà di non rispondere» hanno ripetuto uno dopo l’altro i professionisti indagati, limitandosi a depositare una dichiarazione scritta e lasciando parlare gli avvocati che li tutelano (Carlo Alberto Baruzzi, Francesca Cancellaro, Sonia Lama, Marco Martines, Maria Elena Monaco, Maria Virgilio). I legali - davanti alla giudice per le indagini preliminari Federica Lipovscek - hanno fatto leva sul documento, fresco di firma, con cui Ausl Romagna ha esonerato i dottori coinvolti nell’indagine dalla redazione di certificati medici su soggetti destinati ai Cpr. Una mossa in extremis, quella dell’azienda sanitaria, che le difese hanno colto al volo per sostenere davanti alla gip l’insussistenza del pericolo di reiterazione del reato. L’obiettivo immediato degli avvocati, infatti, è quello di evitare la sospensione di un anno chiesta come misura cautelare dalla Procura. «Riteniamo - hanno dichiarato in serata i legali in una nota congiunta - che non vi siano i presupposti per l’applicazione di una misura interdittiva che, in assenza di concrete esigenze cautelari, sarebbe inutilmente afflittiva e sproporzionata. Ribadiamo la totale correttezza dell’operato dei nostri assistiti, i quali hanno svolto il loro lavoro con professionalità e dedizione, ponendo al centro la tutela della salute e della dignità delle persone, conformemente alla deontologia medica».

Ma la Procura (presente in aula il pm Angela Scorza, titolare del fascicolo insieme al procuratore capo Daniele Barberini) è di un altro avviso, e ieri ha rinnovato l’istanza, nella convinzione che, nonostante l’esonero firmato dall’Ausl, permarrebbero comunque le esigenze cautelari già delineate alla luce delle intercettazioni ambientali effettuate e dell’analisi dei certificati. D’altronde i medici - il ragionamento è automatico - continuerebbero a lavorare nel medesimo ambiente in cui la Procura sostiene che abbiano commesso il reato di falso. E, ai fini della decisione della gip, non risultano certo dirimenti i richiami, arrivati nei giorni scorsi da più parti, vertici Ausl compresi, alle difficoltà che attraverserebbe il reparto di Malattie Infettive nel caso in cui passasse la sospensione, che riguarderebbe la maggioranza dell’unità operativa (nel frattempo, una delle persone indagate è entrata in servizio all’ospedale di Forlì): il giudice, dovrebbe essere superfluo ribadirlo, per valutare la richiesta della Procura deve basarsi solo sugli atti a disposizione. E la gip Lipovescek, per farlo, ha chiesto tempo, riservandosi sulla decisione.

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