Ravenna, lite fatale in via Cura. L’appello riparte dall’assise

Ravenna

Sarà la corte d’assise d’appello a doversi pronunciare sulla morte di Chrisian Battaglia, ucciso con una coltellata da Mario Antonio Iadicicco in via Cura la notte del 20 settembre 2023. Così ieri il secondo grado di giudizio nei confronti del 63enne è stato interrotto senza entrare nel merito del ricorso presentato dalla difesa dell’imputato, assistito dall’avvocato Francesco Furnari, che chiedeva l’assoluzione e il riconoscimento della piena legittima difesa.

Si tratta di una questione puramente tecnica. Iadicicco è stato condannato in primo grado con rito abbreviato nel gennaio dell’anno scorso a un anno e quattro mesi, vedendo riqualificata l’accusa di omicidio volontario in eccesso colposo di legittima difesa.

Ieri, il giudice ha rilevato che in sede d’appello, per quanto riguarda la competenza funzionale del tribunale, vale l’imputazione cristallizzata a conclusione delle indagini preliminari dal gip, e non l’eventuale riqualificazione successiva. Nel caso in questione, l’iniziale accusa prevedeva un processo davanti alla corte d’assise, pur evitato dalla difesa scegliendo il rito abbreviato e ottenendo in corso d’opera la derubricazione delle contestazioni.

L’omicidio si verificò al culmine di una discussione nata inizialmente in piazza Baracca. Fu una battuta ritenuta offensiva sull’orientamento sessuale della vittima a scaldare gli animi, degenerando in una colluttazione che coinvolse anche Iadicicco, intervenuto in difesa di un amico e colpito alla testa con una bottiglia da Battaglia. Dopo l’intervento della polizia, Battaglia, fortemente ubriaco, si presentò sotto casa di Iadicicco, in via Cura, per vendicarsi. Ne seguì un nuovo confronto durante il quale il 63enne lo colpì mortalmente al cuore con un coltello. La vittima riuscì ad allontanarsi ma morì poco dopo ad alcuni metri di distanza.

Iadicicco, apparentemente ignaro dell’esito fatale dell’aggressione, si allontanò per acquistare nuovamente altre birre in piazza Baracca e fu fermato dalla polizia al suo ritorno.

Con il decreto di ieri la posizione dell’imputato non dovrebbe ad ogni modo aggravarsi. La stessa Procura di Ravenna ha deciso a suo tempo di non impugnare la sentenza, allineandosi all’accusa di eccesso colposo di legittima difesa (il pm Stafano Stargiotti aveva chiesto la condanna a due anni). E nemmeno la parte civile, i familiari della vittima, assistiti dall’avvocato Filippo Bianchini. Così, come disposto dall’ordinamento, la pena non può essere peggiorata in appello.

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