C’è una fotografia che attraversa il tempo. Negli anni ’60 un autista di Caserta si affacciava orgoglioso dal finestrino del suo autobus, mentre la moglie lo attendeva ogni giorno alla fermata per passargli il pranzo. Diversi decenni dopo, quello scatto rivive identico grazie al nipote Lorenzo Iannucci, 30 anni, oggi al volante di un moderno bus elettrico di Start Romagna.
Una storia che sembra scritta nel destino, perché entrambi i nonni di Lorenzo facevano gli autisti. Un’eredità silenziosa che si è trasformata in passione e professione. «Fare l’autista è un mestiere in cui non si smette mai di imparare - racconta - ma quello che amo di più è il rapporto con le persone. Con tanti passeggeri ci conosciamo così bene che non hanno nemmeno bisogno di premere il pulsante: so già dove devono scendere».
C’è anche il ricordo della nonna, che da bambino gli parlava del pranzo passato dal finestrino al nonno, come in una scena familiare che oggi si lega al suo presente. E c’è il pensiero per la mamma, scomparsa nel 2023: «Sarebbe orgogliosa di vedermi proseguire la strada di suo padre», dice Lorenzo con emozione.
Da tre anni al servizio dei cittadini nel bacino di Ravenna, non porta con sé solo professionalità, ma anche quel lato umano che trasforma un mestiere in una relazione quotidiana fatta di saluti, confidenze e piccoli gesti di gratitudine.
Nella Giornata mondiale dei nonni che si celebra oggi, la sua storia diventa un simbolo: dal bus rumoroso degli anni ’60 al silenzioso mezzo elettrico di oggi, cambia la tecnologia ma resta intatto il valore di un lavoro che unisce passato e futuro. È il filo invisibile che lega nonni e nipoti, memoria e innovazione, e che racconta come certe strade, a volte, siano già tracciate.