La prima cooperativa tra operai braccianti d’Europa nacque a Ravenna nel 1883 grazie all’impulso di 32 lavoratori. A 143 anni di distanza le sette cooperative agricole braccianti associate a Legacoop Romagna coltivano circa 12mila ettari di terreno, l’11% della superficie agricola utile della provincia, e danno lavoro a 600 persone, con investimenti in crescita nell’agricoltura di precisione, ma anche con nuove sfide da affrontare, dalla svalutazione delle produzioni ai danni causati dal cambiamento climatico.
Di questi temi si parlerà lunedì 2 marzo, al Teatro Socjale di Piangipane, in occasione della presentazione del Report annuale delle Cooperative Agricole Braccianti della Provincia di Ravenna, organizzato da Legacoop Romagna, Federcoop Romagna e Promosagri, con la collaborazione di Ravenna Teatro.
Per le istituzioni prenderanno la parola l’assessore regionale all’agricoltura, Alessio Mammi e la presidente della Provincia di Ravenna, Valentina Palli, mentre per il mondo cooperativo interverranno il presidente di Promosagri, Stefano Patrizi, il vicepresidente Paolo Rosetti e il presidente di Legacoop Romagna, Paolo Lucchi. La lettura del rapporto sarà affidata a Laura Radaelli di Ravenna Teatro, mentre i lavori saranno coordinati dalla giornalista Chiara Brandi.
In sala, insieme ai rappresentanti delle Cab Comprensorio Cervese, Campiano, Terra, Agrisfera, Bagnacavallo e Faenza, Fusignano e Massari, ci saranno anche un centinaio di studenti dell’Istituto Persolino di Faenza e dell’Itas Perdisa di Ravenna, che illustreranno i progetti di innovazione elaborati durante il percorso didattico di conoscenza delle CAB, che da settembre a oggi ha visto momenti di istruzione in aula e in azienda. Al termine avverrà la consegna dei riconoscimenti.
«Il gruppo delle 7 Cooperative Agricole Braccianti della provincia di Ravenna – dice il presidente di Legacoop Romagna, Paolo Lucchi – rappresenta un’esperienza di democrazia economica e cooperazione unica in Italia. Questo patrimonio di valori e di principi continua a tramandarsi di generazione in generazione, grazie alla capacità di rinnovarsi e di coinvolgere i giovani che caratterizza il modello cooperativo, come dimostra il successo del progetto con le scuole che abbiamo avviato in collaborazione con Ravenna Teatro. Ci si trova però di fronte a sfide nuove, su cui occorre mantenere alta l’attenzione se vogliamo che le CAB continuino a rappresentare un esempio di un’agricoltura solidale, equa e rispettosa dell’ambiente»