Ravenna, la nuova piscina. «L’assistenza ai disabili è negata»

Ravenna
  • 20 settembre 2026

La nuova piscina comunale è stata inaugurata da pochi giorni, presentata come una struttura moderna, più funzionale e soprattutto più inclusiva. Ma proprio sul terreno dell’inclusione arriva ora una segnalazione che rischia di aprire un primo caso: alcuni atleti con disabilità, secondo quanto denuncia il CSI Ravenna, non possono più essere affiancati in acqua dai propri istruttori durante le attività di nuoto libero.

Il problema riguarda ragazzi in possesso della cosiddetta “Carta bianca”, il documento che consente loro l’accesso gratuito agli impianti, e nasce da una questione burocratica legata alle modalità di utilizzo del piano vasca. Fino alla scorsa stagione il CSI garantiva a questi atleti l’avviamento e la pratica sportiva, mettendo a disposizione anche un istruttore qualificato che li accompagnava in acqua per garantire sicurezza e una piena partecipazione all’attività.

Il divieto dalla determina

Con l’avvio della nuova stagione, però, il gestore dell’impianto avrebbe comunicato al CSI l’impossibilità di proseguire con questa modalità, vietando l’ingresso in acqua agli istruttori. Alla base del diniego ci sarebbe l’interpretazione della determina dirigenziale dell’Ufficio Sport del Comune di Ravenna, la numero 1926 del 28 luglio 2026, che stabilisce il divieto di svolgere sul piano vasca attività di carattere commerciale, comprese le lezioni private a pagamento.

«Siamo di fronte a un evidente e spiacevole equivoco normativo - spiega Alessandro Bondi, presidente del CSI Ravenna -. Da un lato comprendiamo e condividiamo la necessità dell’Ufficio Sport di tutelare il gestore e arginare eventuali attività commerciali non autorizzate o abusive. Dall’altro lato, riteniamo inaccettabile che la necessaria assistenza in acqua a una persona con disabilità venga equiparata a una lezione privata a scopo di lucro».

Ostacolo economico

Secondo il CSI, le soluzioni prospettate al momento, come l’acquisto di pacchetti di lezioni o l’affitto di corsie, finirebbero per vanificare nei fatti la gratuità garantita dalla Carta bianca, creando un ostacolo economico proprio per le persone che dovrebbero essere maggiormente tutelate sul piano dell’accessibilità.

Il Comitato ha quindi chiesto formalmente all’Ufficio Sport un chiarimento, sollecitando una distinzione netta tra le attività commerciali vietate e l’assistenza agli atleti con disabilità. Al momento, riferisce il CSI, non è arrivata una risposta scritta.

«Il nostro obiettivo non è la polemica, ma la tutela pratica del diritto allo sport per le persone più fragili - conclude Bondi -. Restiamo in attesa che l’Ufficio Sport ci fornisca un chiarimento urgente e scritto, intervenendo affinché una regola nata per gestire l’impiantistica non si trasformi in una barriera insormontabile per l’inclusione».

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