Ravenna, l’Opera di Santa Teresa soffre: perdita di 1,4 milioni

Ravenna
  • 04 luglio 2026

RAVENNA - «L’obiettivo dell’Opera non è il profitto, ma la carità. Però una perdita di queste dimensioni non può diventare strutturale». Matteo Casadio, vice direttore di Santa Teresa, sintetizza così il senso dell’appello lanciato dalla fondazione alla città: servono più donazioni, più sostegno da parte di cittadini, imprese e istituzioni, per tenere in piedi un’opera che, se fosse valutata soltanto come un’azienda, farebbe fatica a reggersi, ma che in realtà produce un valore sociale difficilmente misurabile in numeri. Il bilancio consuntivo 2025 dell’Opera di Santa Teresa del Bambino Gesù si chiude con un disavanzo di 1,4 milioni di euro, contro i circa 400mila euro del 2024: un peggioramento di circa un milione in un anno. A pesare sono soprattutto gli alti costi di gestione della struttura e gli ammortamenti del patrimonio immobiliare, che valgono da soli circa 950mila euro. Sul fronte delle entrate, nel 2025 tra donazioni e fondi 8xmille Santa Teresa ha raccolto complessivamente circa 520mila euro, ben 430mila in meno rispetto al 2024.

Il flusso finanziario annuo “standard” dell’Opera richiede risorse per circa 1,9 milioni di euro, con costi definiti «poco comprimibili». Le principali voci di spesa nel 2025 sono state 520mila euro di utenze, 380mila di personale, 175mila di manutenzioni, 140mila per pulizie e servizi tecnici, circa 400mila euro di oneri di gestione, 187mila di imposte e 120mila euro per l’integrazione delle rette degli ex ospiti di Santa Teresa accolti nella Cra della cooperativa Dolce. A questo si aggiungono 850mila euro di investimenti per l’ampliamento della Casa della Carità e l’apertura del dormitorio. I ricavi si attestano attorno a un milione di euro e arrivano soprattutto dalla valorizzazione degli immobili, dagli utili delle partecipate e dalle erogazioni liberali. Ma proprio queste ultime hanno segnato un forte rallentamento. Da qui la necessità, spiegano i vertici dell’Opera, di rafforzare la raccolta fondi e riavvicinare Santa Teresa alla città, ricordando che la fondazione resta un presidio sociale prima ancora che economico.

I numeri dell’attività, del resto, raccontano questa dimensione: nel 2025 Santa Teresa ha aiutato 554 persone, in gran parte in modo continuativo, e ha servito circa 12mila colazioni. «Il valore prodotto dai servizi non è misurabile economicamente ed è per questo che in ogni caso continueremo ad andare avanti», è il senso ribadito da Casadio durante la presentazione del bilancio. Un concetto rilanciato anche dall’arcivescovo e presidente dell’Opera, Lorenzo Ghizzoni: «I poveri sono ancora tra noi e Santa Teresa continua a rispondere alle nuove forme di povertà, accogliendo persone che hanno perso la casa, famiglie in difficoltà, anziani, italiani e stranieri, sempre di più del nostro territorio». Il richiamo è chiaro: Santa Teresa vuole tornare a essere sempre più vicina alla città e al suo ruolo storico di luogo di accoglienza, cura e reinserimento.

Per ridurre il disavanzo, la fondazione ha indicato tre direttrici: valorizzazione del patrimonio immobiliare, accesso agli incentivi del Terzo settore, soprattutto per l’efficientamento energetico, e potenziamento della raccolta fondi con campagne rivolte a cittadini, aziende, fondazioni e lasciti testamentari. Fra le operazioni già avviate c’è anche la cessione della residenza per anziani di Faenza, che dovrebbe garantire un risparmio annuo di oltre 400mila euro tra minori oneri finanziari e ammortamenti. In questa strategia rientra anche il nuovo studentato universitario, che porterà i posti da 25 a 41, con rette calmierate da circa 350 euro al mese. «Vogliamo che non sia solo un luogo dove abitare, ma una comunità di accoglienza e formazione», ha spiegato il direttore don Alain González Valdés.

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