Ugo Coppola non è annegato. E’ morto in seguito a un arresto cardiaco. Il suo cuore, già debilitato e supportato da un pacemaker, è andato in crisi quasi subito, all’inizio della tragica immersione al relitto del Paguro che il 13 agosto 2025 gli è costata la vita. E’ questa la conclusione della consulenza medico legale depositata in questi giorni nell’ambito dell’indagine sul decesso del 54enne di Perugia. L’inchiesta vede attualmente tre persone indagate con l’ipotesi di omicidio colposo, individuate dal sostituto procuratore Silvia Ziniti fra i referenti e gli accompagnatori del Dive Planet di Rimini, il gruppo con cui Coppola aveva preso parte all’escursione subacquea alla piattaforma affondata al largo di Porto Corsini nel 1965 e divenuta meta di numerose immersioni.
L’autopsia era stata disposta dopo il ritrovamento del corpo di Coppola, riaffiorato sulla spiaggia di Ponte Sasso di Fano il 2 ottobre scorso a quasi due mesi dalla sparizione. L’incarico affidato all’anatomopatologa Giovanna Del Balzo puntava a determinare causa, modalità ed epoca della morte. Le conclusioni hanno stabilito che il 54enne non è deceduto verso la fase terminale dell’immersione, che aveva una durata prevista di circa 50 minuti a una profondità che non doveva scendere sotto i 26 metri. Il sub è morto poco dopo essere entrato in acqua. Un dettaglio importante per lo sviluppo delle indagini.
La Procura ha infatti acquisito la documentazione medica, nella quale emerge che il 54enne era cardiopatico e portatore di pacemaker.
Nell’inchiesta sono finiti anche i certificati di idoneità all’attività sportiva e i brevetti. Licenze ottenute in Abruzzo che - stando alle testimonianze di alcuni istruttori - pare non fossero state rilasciate inizialmente alla luce di particolari difficoltà dell’allievo nel cimentarsi in pratiche subacquee.
Per il momento le persone che hanno ricevuto gli avvisi di garanzia sono tre (difese dagli avvocati Andrea Guidi, Diego Montemaggi, Francesco Pisciotti e Katia Cristini), ma non è escluso che il numero possa ampliarsi, andando a sviscerare proprio aspetti legati all’iter formativo seguito dal sub.
Restano infatti ancora in sospeso gli accertamenti tecnici sull’attrezzatura e sugli orologi da immersione di Coppola e dei suoi compagni, con l’obiettivo di ricostruire il percorso effettuato sott’acqua. Si tratta di verifiche inizialmente chieste dal pm ma rinviate in virtù di specifiche istanze avanzate dai legali degli imputati. Qualora eseguite, dovranno essere lette anche alla luce della consulenza medico legale.
Sullo sfondo dell’inchiesta resta il dolore della madre della vittima, Alessandra Buccini, tutelata dall’avvocato Domenico Ciancarelli. Una donna in attesa della conclusione delle indagini, con il pensiero ancorato ai tanti dubbi tuttora da sciogliere su una tragedia che, forse, poteva essere evitata.