Ravenna, investimenti fantasma in Romania: 12 parti civili contro i consulenti

Ravenna

Una dozzina di parti civili costituite e un rinvio che potrebbe far salire l’elenco delle persone truffate intenzionate a seguire il processo. Si è aperto così ieri il procedimento penale nei confronti dei due consulenti ravennati Roberto Garavini, 79 anni, e Flavia Valmorra, 70 anni, imputati per truffa aggravata insieme al 69enne trevigiano Parisio Candelù (difesi dagli avvocati Savino De Toma di Bari, Rossella Disabato e Stefano Pasquadibisceglie del Foro di Trani e Carolina Rubini di Ravenna). Il giudice Antonella Guidomei ha aggiornato il processo a fine mese per consentire alle parti civili, rappresentate dai legali Carlo Benini, Ermenegildo Andrini, Antonella Saporito e Silvia Bozzi, di citare il responsabile civile in vista di una possibile copertura dei danni in caso di condanna.

Il caso riguarda l’inchiesta penale coordinata dal sostituto procuratore Monica Gargiulo che ha travolto lo Studio Setam e che lo scorso dicembre ha portato agli arresti domiciliari i due consulenti ravennati e in carcere il 69enne trevigiano.

Noto centro di elaborazione dati e di consulenza in materia di paghe, redditi e 730 con sede in via Amalasunta a Ravenna, lo Studio Setam sarebbe stato il fulcro di un’attività ritenuta truffaldina dall’accusa, in grado di attirare cospicui investimenti da ogni parte d’Italia.

Le vittime avevano tutte qualcosa in comune: c’era chi si stava separando, chi aveva un’azienda in difficoltà, chi sognava iniziative imprenditoriali innovative e cercava fondi per partire e chi era stato colpito dall’alluvione.

La promessa sarebbe stata chiara: nel giro di un mese o un mese e mezzo, l’investimento avrebbe aggiunto uno zero alla cifra inizialmente versata. Come? Tramite un’operazione in Romania. I tempi si sarebbero però allungati in tutti i casi. Dopo le prime scuse, tra i clienti si sono diffusi perplessità e timori finché, tramite i social, le vittime dei presunti raggiri si sono messe in contatto tra loro.

Con la presentazione dell’esposto, la Procura ha individuato un elenco di persone truffate, affidando le indagini al Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Ravenna. È stato quindi disposto un sequestro preventivo pari a un milione di euro, ipotizzando i reati di truffa e abusivismo finanziario per operazioni il cui valore complessivo supera i 100 milioni.

Le vittime rintracciate autonomamente dai clienti delusi in tutta Italia sarebbero circa una ventina. Un numero che, a fronte delle dodici parti civili già costituite, potrebbe far crescere ulteriormente quello delle persone interessate a recuperare gli investimenti andati in fumo.

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