Il Ministero della Giustizia ha chiesto una relazione alla Procura di Ravenna sulle perquisizioni eseguite nei giorni scorsi in tutta Italia nell’ambito dell’indagine sui presunti falsi certificati di inidoneità al trattenimento nei Cpr. La richiesta è scattata, come da prassi procedurale, dopo l’interrogazione presentata il 21 settembre scorso da Debora Serracchiani, parlamentare Pd, e sottoscritta da altri 28 deputati. In sostanza, per rispondere all’interrogazione il Ministero necessita di informazioni che possono essere fornite solo dalla Procura: non si tratta, quindi, di una invasione di campo da parte del Guardasigilli.
Nel merito dell’atto depositato da Serracchiani, che oltretutto è responsabile nazionale della giustizia per il Pd, i parlamentari (tra cui Piero Fassino, Laura Boldrini, Gianni Cuperlo e la ravennate Ouidad Bakkali), chiedono al Governo «se non intenda valutare la sussistenza dei presupposti per attivare iniziative di carattere ispettivo, in relazione alla proporzionalità e congruità delle misure adottate nei confronti di medici non iscritti nel registro degli indagati». In parole povere, dai dem arriva la richiesta, nemmeno troppo velata, di inviare degli ispettori in Procura. Il nodo, per i firmatari dell’interrogazione, sta nelle modalità con cui sono state eseguite le 23 perquisizioni dello scorso 16 settembre, con un particolare accento sull’orario («Sono stati svegliati prima delle 6» aveva dichiarato l’avvocato Fabio Anselmo, citato dai deputati). Non è solo una questione di massimi sistemi: il codice di procedura penale specifica infatti, all’articolo 251, che «la perquisizione in un’abitazione o nei luoghi chiusi adiacenti a essa non può essere iniziata prima delle ore 7 e dopo le ore 20». Il secondo comma dell’articolo sgombera però il campo, sottolineando che «nei casi urgenti l’autorità giudiziaria può disporre per iscritto che la perquisizione sia eseguita fuori dei suddetti limiti temporali». Difficile, poi, immaginare perquisizioni che vengano annunciate in anticipo, magari con un colpo di telefono: chiunque comprende il perché.
Accanto all’interrogazione targata centrosinistra, da Enrico Costa di Forza Italia ne è arrivata una sulle modalità di acquisizione delle conversazioni telefoniche della parlamentare di Avs Ilaria Cucchi, protagonista fra l’altro di un attacco diretto al pm Angela Scorza, titolare delle indagini. Attacco subito rivelatosi come un boomerang, poiché la Procura ha sigillato le corrispondenze, come da codice.