Ravenna, in stallo il progetto sull’eolico. L’ad di Agnes resta ottimista: “Si farà”

Ravenna
  • 13 marzo 2026

RAVENNA - La nuova crisi energetica, con il prezzo del greggio alle stelle, rilancia il dibattito sulle energie rinnovabili il cui sviluppo è decisamente rallentato in Italia per le politiche governative. Tra i progetti in stallo c’è quello che dovrebbe sorgere nelle acque ravennati: il parco Agnes, che prevede un’integrazione tra eolico offshore, fotovoltaico galleggiante e idrogeno verde. Il progetto, nel 2024, ha ottenuto il decreto di compatibilità ambientale (Via) a cui però non sono seguite le attese aste. Il governo Meloni non le ha mai indette.

A confermare uno scenario poco favorevole sono state le parole della premier Meloni pronunciate mercoledì scorso in Parlamento quando non ha annunciato svolte sul fronte rinnovabili. L’amministratore delegato di Agnes, Alberto Bernabini, non si dà però per vinto: «Nonostante il fatto che questo Governo non voglia gli impianti offshore, Agnes si farà. Sono sicuro al 100% che il parco prenderà vita, serviranno ancora 5-6 anni. Ce la faremo, anche se si ha sempre l’impressione che gli impianti dell’Emilia Romagna non vengano considerati. Se non sarà con questo Governo, sarà con il prossimo. Per l’Italia è indispensabile andare in mare per produrre energia, per cui prima o poi lo faremo».

Bernabini sottolinea che il progetto è nato nel 2017 e l’iter è partito nel 2020: «Per la realizzazione servono dai 3 ai 4 anni. La zona del mare Adriatico individuata offre le caratteristiche migliori in assoluto. Al momento l’Italia ha puntato al fotovoltaico a terra che però, in inverno, garantisce solo il 3% dell’energia necessaria. Al nostro Paese serve una forte diversificazione, altrimenti sarà sempre dipendente dal gas. Una svolta per l’avvio di Agnes sarebbe potuta arrivare quando è stato approvato il rigassificatore. In quel momento ci sarebbe potuta essere l’accelerazione decisiva anche per l’impianto offshore».

Bernabini parla anche delle politiche attuate negli altri Paesi: «La Francia investe miliardi di euro per la realizzazione di impianti di energie rinnovabili. Ha un approccio che la aiuterà a uscire dalla dipendenza del fossile. L’Italia invece è rimasta indietro e la Meloni nel discorso dei giorni scorsi ha fatto capire che non c’è disponibilità a investire sull’offshore. Le aste avrebbero previsto un costo da 185 euro/MWh a scendere, una cifra diversa dai 200 euro per MWh paventati dal Governo. Inoltre, c’è da aggiungere che negli altri Paesi le connessioni degli impianti sono sempre a carico dello Stato. In Italia spettano a chi realizza il progetto e nel nostro caso si tratta di un costo di circa 500 milioni».

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