RAVENNA - Partirà a inizio maggio il processo per omicidio colposo nei confronti dell’ex presidente di Ravenna Yacht Club e della responsabile del servizio di prevenzione e protezione: il giudice per l’udienza preliminare Janos Barlotti ieri mattina ha disposto per loro il rinvio a giudizio nell’ambito del procedimento per la morte di Elisa Rossi, la maestra di 51 anni caduta in acqua dal pontile del circolo di Marina di Ravenna e annegata nella notte tra il 2 e il 3 giugno del 2023.
Il pubblico ministero titolare del fascicolo, Silvia Ziniti, aveva chiesto che il gup si esprimesse per il “non luogo a procedere”, dopo che, ancora in fase di indagini preliminari, era stata avanzata l’istanza di archiviazione, cui i familiari della donna si erano opposti. Allora era stato il gip Corrado Schiaretti a disporre l’imputazione coatta, e ieri, analogamente, il gup ha optato per il rinvio a giudizio davanti al giudice monocratico.
Accogliendo, allo stesso tempo, l’esclusione dal processo delle due realtà individuate in un primo momento quali possibili responsabili civili, vale a dire il Ravenna Yacht Club e la società datrice di lavoro della responsabile della sicurezza: una questione formale, visto che le due parti non avevano potuto presenziare ad alcuni accertamenti tecnici svolti nelle prime tappe dell’inchiesta. E, sempre a proposito di accertamenti, non è stata rinnovata nemmeno la richiesta - prospettata nella precedente udienza - di incidente probatorio per nuove analisi sulla dinamica del decesso.
Esaurite tali questioni, si apre quindi la via del dibattimento per i due imputati, difesi dagli avvocati Isotta Farina e Giovanni Scudellari. Al processo ci saranno anche le parti civili ammesse: si tratta dei figli e dei nipoti di Elisa Rossi oltre all’ex compagno, rappresentati dall’avvocato Carlo Benini, della sorella e del figlio, nipote della donna, tutelati dalle avvocate Giovanna Gasdia e Beatrice Maglioni e della madre, difesa dall’avvocata Lisa Venturi.
Secondo la controperizia depositata dai legali dei familiari la donna, che era vicepreside dell’istituto comprensivo “Guido Novello” e insegnante alla scuola primaria “Giovanni Pascoli”, sarebbe deceduta per un trauma cranico causato da un passacavi metallico sporgente, elemento che - sostengono le parti civili - avrebbe dovuto essere segnalato o protetto. E all’esito fatale avrebbero concorso anche l’assenza di una balaustra e la scarsa illuminazione dell’area. L’ordinanza con cui il gip aveva disposto l’imputazione coatta insisteva proprio sulla specifica zona del pontile da cui cadde la docente: un punto in cui il parapetto si interrompe e nel quale i responsabili del circolo - si leggeva nel documento - avrebbero dovuto tenere conto della presenza di elementi potenzialmente pericolosi come pensiline o passacavi.