Prima le lungaggini imposte dalla burocrazia, poi un passaggio al Tar. Ma ora per l’impianto solare alla cava Manzona sembra essere arrivato il momento buono. Si intratta di un maxi impianto fotovoltaico, uno dei più grandi in Europa ricavato in una cava.
Con la pubblicazione da parte di Arpae Emilia-Romagna dell’avviso di deposito dell’istanza di Autorizzazione unica, si apre ufficialmente una nuova fase dell’iter amministrativo. Da questo momento cittadini, enti e soggetti interessati hanno 60 giorni di tempo per consultare gli atti e presentare eventuali osservazioni. Il procedimento comprende anche la variante urbanistica necessaria ad adeguare il Rue comunale alle previsioni del progetto.
Si tratta di un passaggio importante in una vicenda che si trascina da anni. Il progetto aveva avviato il proprio percorso autorizzativo già nel 2021, con la richiesta di Valutazione di impatto ambientale al Ministero dell’Ambiente. Da lì l’iter si è allungato, fino a sfociare in un contenzioso amministrativo. Nel gennaio del 2025 il Tar Emilia-Romagna ha accolto il ricorso della società proponente, Cm Solar, ritenendo illegittimo il silenzio del ministero e imponendo la conclusione del procedimento. Nei mesi successivi è arrivato il parere positivo di compatibilità ambientale, che ha consentito al progetto di approdare ora alla fase regionale, quella dell’Autorizzazione unica.
Sul piano tecnico, l’intervento prevede la realizzazione di un grande impianto fotovoltaico flottante all’interno del bacino artificiale della cava. I numeri restituiscono la portata dell’opera: oltre 62 mila pannelli bifacciali distribuiti su una superficie di circa 141 mila metri quadrati, per un’area complessivamente interessata di circa 20 ettari e una potenza di picco di poco superiore ai 31 megawatt.
I moduli saranno installati su strutture galleggianti progettate per seguire l’irraggiamento solare durante la giornata, così da massimizzare la produzione energetica. Sono inoltre previste opere di mitigazione paesaggistica, monitoraggi ambientali periodici e, a fine vita, il ripristino dell’area. La durata stimata dell’impianto è di circa 30 anni.