Ravenna, immobile ereditato tolto al Comune: no all’accordo proposto dai familiari

Ravenna
  • 03 aprile 2026

La perdita da parte del Comune di Ravenna dell’immobile di via Landoni, sancita in primo grado dal Tribunale civile, arriva al termine di una vicenda in cui non sono mancate le occasioni per evitare lo scontro giudiziario. Tra queste, anche una proposta conciliativa avanzata nel corso del procedimento, che avrebbe consentito all’Amministrazione di chiudere la partita con un esborso relativamente contenuto. Una strada che però non è stata percorsa e che si inserisce in un quadro più ampio segnato da anni di inattività amministrativa.

Al centro della questione resta infatti un dato difficilmente contestabile: per oltre dieci anni, a fronte di un lascito chiaro e vincolato, non è stato compiuto alcun passo concreto per dare attuazione alla volontà del testatore. La ricostruzione dei fatti evidenzia come, al di là di atti formali e programmatici, l’immobile sia rimasto sostanzialmente inutilizzato. Solo a ridosso della sentenza sono state adottate dalla Giunta alcune delibere, un elemento che rafforza l’idea di un intervento tardivo e non risolutivo.

Il contenzioso nasce proprio dalle disposizioni testamentarie di Eugenio Rambaldi, che prevedevano la destinazione dell’immobile ad attività per minori e stabilivano, in caso di mancato rispetto della volontà, il trasferimento del bene ai figli della cugina. Secondo quanto ricostruito in sentenza, il Comune era a conoscenza del legato già dal 2014, ma nel corso degli anni ha compiuto un unico tentativo concreto, partecipando nel 2021 a un bando per il finanziamento di un progetto, senza però ottenere risorse. Un elemento che il giudice ha ritenuto insufficiente rispetto all’obbligo di attivarsi.

Durante il procedimento era stata anche prospettata una possibile soluzione conciliativa, ritenuta vantaggiosa per l’Amministrazione. La proposta prevedeva un accordo economico complessivo di circa 90mila euro tra i tre aspiranti eredi, una cifra contenuta anche in relazione al valore dell’immobile, composto da tre appartamenti e una corte interna. Tuttavia, questa ipotesi è stata respinta, così come in precedenza non si erano registrati segnali di apertura nei confronti dei familiari.

Un atteggiamento di chiusura che ha caratterizzato l’intera vicenda e che ha contribuito ad arrivare allo scontro giudiziario. Diversa invece la posizione sul terreno di via Faentina: in questo caso i familiari hanno deciso di non proseguire oltre, accettando quanto stabilito dal giudice. La partita, in ogni caso, non è chiusa. Il Comune ha già annunciato il ricorso in appello e i tempi si preannunciano lunghi: serviranno probabilmente un paio d’anni per arrivare a una decisione di secondo grado.

Newsletter

Iscriviti e ricevi le notizie del giorno prima di chiunque altro Clicca qui