Ci sono troppi “punti interrogativi” nella riforma dei porti e nella creazione della Porti d’Italia spa, per il sindaco di Ravenna, Alessandro Barattoni, che chiede di ripartire “dai territori e dalla condivisione affinché i porti siano effettivamente struttura strategica di crescita condivisa”. Il primo cittadino parte dalla “paventata accelerazione nell’iter parlamentare” che “non è il miglior viatico, non solo di metodo, ma anche di merito, a un piano che mostra più punti interrogativi che soluzioni ai problemi della portualità”. E poi elenca le peculiarità dello scalo della sua città. Parlando fondi e sviluppo, Barattoni fa presente che il progetto Hub Portuale di Ravenna è stato finanziato grazie al Cipe e dopo essere passato dalla Conferenza Nazionale di Coordinamento delle Autorità di Sistema Portuale (AdSP) come organo consultivo del Mit, che aveva individuato la strategicità di Ravenna come Hub di ingresso per le merci rinfuse per tutto il Nord-Est.
Quindi la Porti d’Italia spa è “una sovrastruttura non necessaria, soprattutto dopo il passaggio del capitale sociale (dalla prima proposta alla seconda) da 500 a 10 milioni, che rende evidente come tale società non dovrà realizzare direttamente nessuna opera”. Semmai il ministero, dovrebbe aumentare i finanziamenti ad Anas e Rfi, “che da tempo, a causa dei sotto finanziamenti, rimandano la realizzazione di opere imprescindibili per lo sviluppo del Paese”. Un’altra particolarità del porto di Ravenna è poi che avendo fondali sabbiosi, tende a diminuire il proprio pescaggio “e necessita di interventi costanti per poterne garantire l’operatività continua”. Allo stesso tempo, il possibile “ridimensionamento” delle AdSP, “ci preoccupa per via della quotidianità dei rapporti che il territorio gestisce sia per la portualità, ma anche per la nautica, la vela e la gestione di immobili che sono fondamentali per l’offerta commerciale e turistica dei lidi”.
E ancona per Barattoni, “allontanare dal locale i tanti processi quotidiani e depotenziare economicamente le autorità, indebolirà la capacità di dare risposte precise e puntuali agli enti pubblici, ma anche agli investitori privati”. Specie a Ravenna che ha concessioni private, terminal di proprietà privata e dove l’Adsp è un interlocutore “presente e autorevole che, con tempismo e conoscenza del territorio, interloquisce costantemente, nel rispetto delle reciproche funzioni, con l’amministrazione comunale su tanti temi di interesse reciproco, come l’urbanistica e la gestione del territorio”. E ancora “esiste un solo porto dove il 95% delle aree è di proprietà privata, e questo porto è a Ravenna”. Insomma, la riforma che vede pianificazione urbanistica e infrastrutturale non su Comune e Adsp ma “spostata su organi centrali”, non va bene perché “dal punto di vista pianificatorio, pare veramente fuori misura che il Comune venga privato di una delle sue facoltà primarie: il governo del territorio”.
Una “soluzione di buon senso” è invece prevedere una soglia di proprietà pubblica “in cui permanga un regime di pianificazione dove il Comune possa incidere, nelle forme che si riterrà di poter ammettere”. Infine dalle audizioni fatte in Commissione Trasporti, dice ancora il sindaco, è emerso in maniera “evidente” come associazioni e portatori d’interesse di carattere nazionale “stiano mostrando diverse perplessità sulla riforma; allo stesso tempo tante istituzioni pubbliche (Regioni e Comuni) stanno chiedendo di sospendere l’iter di questa riforma così accentratrice per discutere con chi quotidianamente è sul territorio”. A questi dubbi “di merito e di metodo Ravenna aggiunge alcune specificità e particolarità che, da porto in crescita, convinto di poter dare un contributo allo sviluppo del Paese, ritiene debbano essere ascoltate”.