Dalla riva sembra solo una torretta gialla che spunta dall’acqua, a un centinaio di metri dalla spiaggia di Lido di Dante. In realtà segnala una delle prime barriere artificiali antierosione sperimentate in Italia. E dopo soli quattro mesi i primi dati sono promettenti: attorno alla base del pilastro si sono accumulati 60 centimetri di sabbia. Il reef artificiale si trova sul fondale marino nell’area protetta della Foce del Bevano e fa parte del progetto sperimentale europeo Life NatuReef ideato nel 2023 dai ricercatori dell’università di Bologna - coordinati dal professore Massimo Ponti e dalla professoressa Renata Archetti. L’obiettivo è contrastare la subsidenza, l’erosione costiera e la perdita di biodiversità autoctona.
Ravenna, il reef artificiale funziona e trattiene già 60 centimetri di sabbia
La barriera artificiale
«Life NatuReef è un progetto pilota che riproduce anche in termini di misure una barriera corallina naturale», spiega la professoressa e ingegnera idraulica Renata Archetti. Installata lo scorso 4 giugno, la struttura metallica ha la forma di un trapezio lungo 100 metri e largo 50.
Non è però quella immaginata all’inizio: nella proposta presentata alla Regione la barriera si sarebbe dovuta estendere fino alla Foce, per coprire l’intera zona colpita dall’erosione. La Regione l’ha però bocciata, preferendo a un reef lungo e stretto una struttura più larga e corta. «La geometria dell’opera è cambiata, ma non la sua funzione: rallentare l’onda e il processo di erosione», spiega il professor Massimo Ponti. All’interno della barriera sono stati installati strumenti di misurazione con cui il team di ricerca monitora gli effetti dei moti ondosi e delle correnti sul fondale. «Abbiamo installato due ondametri: uno al largo vicino alle piattaforme di Eni e l’altro invece, dentro la struttura, sul fondale a circa 4 metri di profondità - illustra la professoressa Archetti - sotto quel pilastro giallo che si vede dalla riva abbiamo posizionato il correntometro che misura la velocità e la direzione della corrente». I primi dati sono stati scaricati a ottobre, e sono ancora preliminari. Ma qualcosa ha già attirato l’attenzione dei ricercatori: «Quando lo abbiamo estratto per scaricare i primi dati, il correntometro era sommerso di ben 60cm» racconta Archetti. L’accumulo di sabbia attorno allo strumento indicherebbe che la barriera trattiene i sedimenti invece di lasciarli portare via dal mare. «Per la nostra ricerca - continua- questo significa che, dai primi rilievi, sembrerebbe che la barriera artificiale sia in grado di contrastare o rallentare l’erosione costiera».
La colonia di ostriche
A completare l’opera arriveranno nel giro di qualche giorno diverse tonnellate di ostriche, che secondo i biologi del progetto rafforzeranno la barriera e arricchiranno la biodiversità autoctona. «Le ostriche che pianteremo a breve vengono dalle Marche, tra San Benedetto e Civitanova - spiega il professore Massimo Ponti - avremmo dovuto posarle già a luglio, ma la temperatura dell’acqua era oltre i 30 gradi e il rischio di perdita era molto alta. Ad ottobre siamo stati frenati da un’ordinanza della capitaneria di porto. Ma finalmente il momento è arrivato».
Con la posa delle ostriche, il progetto entra nella fase decisiva, anche se i coordinatori stanno già pensando di chiedere una proroga. «Il progetto ha la durata di un anno e quindi scadrebbe a giugno del 2027 - afferma Archetti -. L’intenzione però è quella di chiedere una proroga per poter raccogliere più dati possibile. È un progetto innovativo che sarebbe bello in un futuro poter estendere in tutta l’area protetta».