La povertà cresce, anche a Ravenna, per la maggior parte parla italiano e vede persone che lavorano ma non guadagnano nemmeno mille euro al mese e spesso non hanno una casa. Tant’è che la direttrice Daniela Biondi avvisa: “Il lavoro non basta più a proteggere dalla povertà”. Nel 2025 sono state più di 4.000 le persone incontrate, 200 tonnellate di alimenti distribuiti, quasi 3.000 i pasti serviti alla Mensa della Carità. E poi sfratti, bollette inevase, anziani che non trovano una stanza in affitto. I numeri del rapporto 2025 della Caritas diocesana, presentato stamattina, raccontano dunque una comunità “che fatica, dove la povertà non ha più un solo volto”. La rete Caritas, composta dal centro d’ascolto diocesano di piazza Duomo e dalle 13 Caritas parrocchiali ha incrociato le storie e sostenuto i bisogni di 4.030 persone, per un totale di 1.861 famiglie. Quelle che hanno chiesto una mano per la prima volta ai centri di ascolto sono state 119, il 13% in più sul 2024. I 1.521 nuclei ascoltati sopravvivono con meno di mille euro al mese, mentre 163 sono totalmente privi di entrate. “Il quadro che emerge dai dati descrive una comunità in sofferenza, nella quale il lavoro non basta più a proteggere dalla povertà e nella quale la fragilità economica spesso si trasforma in disagio psicologico”, ribadisce Biondi. Il 54% delle famiglie che si rivolgono alla Caritas è italiano, con un aumento del 9%rispetto al 2024. Le nazionalità più presenti sono romena (86 nuclei), albanese (42), marocchina (38) e ucraina (33). Sono 135 le persone che si sono rivolte ai centri di ascolto per problematiche relative alla casa: un terzo hanno una sistemazione provvisoria e 19 sono senza fissa dimora. Sono 88 le persone con problemi di salute mentale che si sono rivolte alla Caritas nel 2025, con un aumento del 30,6% sull’anno precedente e un’incidenza sul totale che passa dall’8,1 al 9,5%. All’emporio Caritas vanno a fare la spesa 1.609 persone, circa 600 famiglie, mentre la Mensa Caritas a Santa Teresa nel 2025 ha servito quasi 30.000 pasti (29.796). Un lavoro sostenuto dai dipendenti e da 302 volontari. All’emporio hanno lavorato anche quattro ragazzi del servizio civile, e 28 studenti delle superiori accolti con il progetto ‘Ripariamo’, una convenzione che prevede ore di volontariato in Caritas per gli studenti sospesi. “Non basta assistere nell’immediato il bisognoso - scrive l’arcivescovo di Ravenna-Cervia, monsignor Lorenzo Ghizzoni nel Dossier- è necessario sviluppare con lui un cammino di riscatto, di miglioramento, di recupero delle possibilità per aiutarlo a riprendere in mano la sua vita e diventare autonomo, mettendo a frutto le sue capacità. La collaborazione tra la Caritas, L’Opera Santa Teresa e la parrocchia di San Rocco in città, oltre alla necessaria rete con le Caritas parrocchiali, è pensata in questo senso, e sarà l’obiettivo da far crescere nei prossimi tempi”.
Ravenna, il Rapporto Caritas: oltre 4.000 assistiti. Aumentano gli italiani e i lavoratori poveri