Una lite furibonda, le urla nella notte, i fendenti e un colpo che raggiunge il collo, fatale. è morto così Moussa Cisse, senegalese di 29 anni. Era uno degli stranieri irregolari destinati all’espulsione, ma rimessi in libertà perché dichiarati inidonei ai Centri di permanenza per il rimpatrio. La visita medica alla quale era stato sottoposto a gennaio è fra quelle per le quali sono indagati 8 infettivologi accusati di falso.
Degli ultimi minuti di vita di Moussa è rimasta traccia nelle copiose chiazze di sangue accanto alle pozzanghere lungo la pista ciclabile che costeggia via Antico Squero e collega i capannoni abbandonati degli ex Magazzini Silos Granari del Candiano (dove tutto è iniziato) al parcheggio dell’Autorità portuale. Punto in cui, verso le 4 di ieri mattina, il suo cuore ha smesso di battere. Qualche centinaio di metri oltre, nella testata del canale nei pressi del Moro di Venezia, è stato soccorso un altro straniero ferito, di 36 anni, del Mali e in regola con il soggiorno. Stando alle prime ipotesi si tratterebbe dell’uomo che si è scontrato con la vittima. Si trova ora in ospedale a Ravenna, ricoverato in Rianimazione in attesa che le sue condizioni consentano agli inquirenti di interrogarlo. La sua posizione è al vaglio del sostituto procuratore Ylenia Barbieri (giunta sul posto insieme al collega Raffaele Belvederi), che potrebbe valutare il fermo per omicidio volontario.
Inquilini della disperazione
La scena del delitto, sulla quale per tutta la mattinata di ieri si sono concentrati i rilievi della Scientifica insieme ai carabinieri del Reparto Operativo e del Nucleo Investigativo, racconta una Ravenna nascosta. Quella delle fabbriche abbandonate e cadenti, dove l’archeologia industriale cede all’incuria e al disagio umano e sociale. Vi si accede da via Montecatini, passando attraverso un varco creato in una recinzione arrugginita. All’interno di un casolare disabitato, divenuto rifugio per senzatetto, si sarebbe innescata la discussione. I motivi non sono noti al momento. Di certo un primo colpo è stato inferto con un’arma da taglio proprio su quella soglia di fortuna. Qui una grossa pozza di sangue indica l’inizio di una vana lotta per la vita. Dal rudere, altri coinquilini della disperazione avrebbero seguito la scena. E a quell’ora, in quella zona della città, le urla si sono perse nelle acque del Candiano.
Si ipotizza che siano stati i testimoni a chiamare il 118, se non lo stesso 36enne a sua volta ferito e bisognoso di assistenza medica per via delle numerose lesioni da taglio. Come da prassi nei casi di aggressioni, la centrale operativa di Romagna Soccorso ha esteso la segnalazione al comando di via Pertini. Ma quando l’ambulanza è arrivata in Darsena, trovando il corpo del ragazzo riverso a terra, il personale medico non ha potuto fare altro che constatare il decesso.
Telecamere sulla strada
All’angolo, la sede dell’Ente portuale ha le telecamere puntate a 360 gradi nella zona. L’aggressione e la successiva fuga potrebbero dunque essere state immortalate, mostrando la sequenza della colluttazione e indicando se i due stranieri hanno lottato a più riprese durante il tragitto, oppure se entrambi hanno cercato di allontanarsi separatamente prima di cedere alle lesioni riportate. Certo è che lungo il percorso il 29enne deve essersi fermato a più riprese cercando di recuperare le forze. E ad ogni sosta l’asfalto si è macchiato di rosso. Con sé aveva uno zaino, contenente anche i documenti che, dopo il decesso, hanno facilitato l’identificazione.
Sul posto gli investigatori hanno anche sequestrato alcuni oggetti, fra i quali armi da taglio ritenute compatibili con le ferite riscontrate sui due uomini.
Per tutta la mattinata via Antico Squero è stata chiusa all’altezza di via Salona, facendo deviare auto e bici nelle altre vie della Darsena. Nel primo pomeriggio il sindaco Alessandro Barattoni ha annunciato un intervento in Consiglio comunale sui recenti episodi che hanno scosso la città. Una città che ieri ha visto riemergere un lato oscuro nella sua manifestazione più cruenta, nel quartiere - la Darsena - che nel 2019 doveva rappresentare il simbolo della riqualificazione urbana, degna di una Ravenna allora candidata a Capitale europea della cultura.