«Soddisfatti di essere stati ascoltati dal sindaco, ma sulle assicurazioni non abbiamo alcuna certezza. E anche sul fronte della sicurezza, speriamo che i domiciliari siano efficaci». Luca Concas, il fotografo il cui tetto di casa in via Fiume Montone Abbandonato è stato devastato nella notte fra l’11 e il 12 aprile da un 23enne tunisino poi arrestato e destinatato a misura cautelare, è stato ricevuto ieri pomeriggio dal primo cittadino Alessandro Barattoni. Assieme a lui, una decina di residenti che hanno subito danni a causa di quelle ore di follia: «C’è chi si è visto colpire dalle tegole l’auto parcheggiata sotto casa – racconta Concas -. O i miei vicini, cui sono stati distrutti i pannelli solari». Insomma, sono in tanti ora a dover fare i conti con le incognite delle compagnie assicurative e le tempistiche per tornare alla normalità. Dal canto suo Palazzo Merlato, se in prima battuta aveva chiarito di non poter destinare fondi comunali al ristoro dei danni, ieri ha compiuto un passo verso il gruppo di cittadini che abita nella via, mettendo in campo un tavolo di ascolto che non si esaurirà con l’incontro di ieri: «Il sindaco voleva capire a 360 gradi la situazione di ciascuno di noi – prosegue il fotografo – ma ha detto che seguiranno altri incontri di carattere più operativo».
Il primo cittadino ha inoltre rassicurato i residenti spiegando che il 23enne responsabile dei danneggiamenti si trova ora agli arresti domiciliari nell’abitazione della sorella, sempre a Ravenna ma distante dalla zona in cui, già il 12 marzo scorso, aveva dato segni di squilibrio lanciando elettrodomestici dalla finestra del proprio appartamento. I due episodi, verificatisi nel giro di un mese, hanno fatto sentire impotente chi vive lungo via Fiume Montone Abbandonato: «Noi non siamo tecnici di materie legali – afferma Concas – e sul tema della sicurezza siamo molto preoccupati sia come singoli che come comunità. E’ vero che il ragazzo ora è ai domiciliari, ma temiamo che possa trovare il modo di uscire. D’altra parte è già successo due volte che compisse le sue azioni in zona», dove fra l’altro abitava prima che scattasse l’ordinanza del giudice per le indagini preliminari. Ecco perché, sembra di capire, nel quartiere turbato dalla baraonda delle scorse settimane ora si avverte la necessità di garanzie ulteriori per non sentirsi ostaggi in casa propria: «Stiamo valutando – conclude Concas – eventuali soluzioni. Ad esempio abbiamo pensato di prendere vigilanti privati per tenere la via sotto controllo».