Il progetto per realizzare campi da golf a Casalborsetti «ha perso sostenibilità» a soli 4 anni dall’ultimo via libera ottenuto, «sia per i costi di gestione molto alti rispetto al valore turistico dell’ambito, sia per gli impatti ambientali elevati in termini di consumo di risorse naturali, ritenuti non sostenibili dalla comunità». Lo mette nero su bianco una recente delibera del comitato esecutivo del Parco del Delta del Po. L’ente, quindi, «chiede all’amministrazione Comunale - si legge nel documento - di valutare una proposta progettuale alternativa, mirata al recupero ai fini naturalistici dell’intera area, valorizzandone la fruibilità turistica limitata al transito ciclo-pedonale».
L’area in questione è quella a sud di Casalborsetti, tra l’abitato e il fiume Lamone: una striscia di terreno lunga 2 km che si sviluppa parallelamente all’Adriatico, lambendo una pineta di proprietà comunale accanto a via Spallazzi e in parte una zona attualmente agricola di proprietà privata. I 137 ettari rientrano nel comparto Co S12 Casalborsetti – Golf, approvato e convenzionato in due stralci attuativi rispettivamente nel 2016 e nel 2022. «Per la parte oggi pubblica – spiega la relazione allegata alla delibera - era prevista la cessione al Comune in sede di stipula del Pua Generale/1° stralcio, mentre sulla parte privata era stata approvata la realizzazione di un campo da golf con relativi servizi».
La polemica
Ed è proprio contro questi campi da golf che si era sviluppata una battaglia portata avanti, negli anni passati, da realtà ambientaliste e gruppi politici come i Verdi, ma anche una fetta dell’opposizione, come Alvaro Ancisi di Lista per Ravenna: le loro tesi oggi trovano ampio spazio anche nelle premesse della nuova proposta presentata dal Parco con un progetto di fattibilità dal valore complessivo di 281.417 euro. Anzi, a dire il vero l’elenco dei disagi che potrebbero derivare dalla realizzazione del progetto è piuttosto lungo e preoccupante: tra gli «impatti generali connessi» la relazione cita infatti «grandi movimenti terra, sottrazione di terreno agricolo e forestale, distruzione del paesaggio naturale, bonifica di aree umide per creare campi da gioco, laghi artificiali ecc., interruzioni nelle vie idrologiche esistenti con la conseguenza che si possono verificare erosione e inondazioni». Oltre a ciò, si temono «forti impatti anche sulla qualità dell’acqua sotterranea, in funzione della quantità di pesticidi, fitofarmaci e diserbanti necessari al mantenimento del green». Senza contare la quantità di risorse idriche, veramente ai limiti dell’industriale, che sarebbe necessaria per l’irrigazione continua del tappeto verde.
L’alternativa
In generale, l’alternativa proposta dal Parco va nella direzione di creare «una rete di collegamenti pedonali e ciclabili che permettano un’agevole fruizione da parte dei sempre più numerosi soggetti interessati al turismo naturalistico, per il quale la località di Casalborsetti ha una vocazione spontanea». Non altrettanto spontanea, viene da leggere fra le righe, sarebbe la trasformazione del lido in un’esclusivo ritrovo per golfisti. Ma l’obiettivo è anche il ripristino degli habitat caratteristici dei campi dunali fossili e delle depressioni inondate durante la stagione invernale con acque salmastre.