RAVENNA - Avevano prenotato una vacanza al mare, spiegando che due dei quattro ospiti erano disabili e avevano difficoltà a camminare. All’arrivo scoprirono che, per mangiare, avrebbero dovuto raggiungere un altro edificio. Tornarono a casa il giorno stesso. Ora il tribunale civile di Ravenna ha dato ragione ad una famiglia originaria di Forlì: la società che gestiva le strutture dovrà restituire 960 euro e pagarne altri 2.400 per la vacanza rovinata, oltre a rivalutazione, interessi e spese legali. La vicenda risale all’agosto 2021. Il soggiorno a Lido di Savio era previsto dal 23 al 31. Prima di prenotare, una donna aveva chiarito le condizioni del padre e del fratello: «Invalidi totali con difficoltà a deambulare, ma non necessitano di carrozzina». La richiesta era di avere la mezza pensione e due camere vista mare vicine, «con poche barriere architettoniche».
La sistemazione prevedeva però il pernottamento in un edificio e i pasti in un altro. Due strutture separate: circa 150 metri passando dall’ingresso principale, oppure circa 80 raggiungendo il ristorante vicino alla piscina, attraversando comunque una strada pubblica. Una distanza che, per i due familiari, rappresentava un ostacolo. Non avendo ottenuto un’altra collocazione, i quattro rinunciarono al soggiorno. La società ha contestato la ricostruzione, sostenendo che la conferma della prenotazione indicasse i due alberghi. Ha inoltre richiamato la presenza di un percorso pedonale e di una rampa per accedere al ristorante esterno, oltre all’ascensore della struttura che ospitava le camere.
Per la giudice Elisa Romagnoli, però, le informazioni trasmesse non chiarivano adeguatamente che camere e ristorazione fossero in edifici distinti e distanti. E le esigenze degli ospiti erano state espresse prima della prenotazione. Imporre loro quegli spostamenti per i pasti, si legge nella sentenza, «significa - semplicemente - non tener conto delle richieste/esigenze» formulate. La presenza della rampa non risolveva il problema: poteva essere «utile forse a chi è in carrozzina», ma non a chi «necessita di camminare poco e di avere pochi gradini da affrontare». Irrilevante anche che l’albergo avesse già accolto persone con disabilità: non era possibile sapere quali informazioni avessero ricevuto e se avessero accettato consapevolmente quella sistemazione.
Il tribunale ha quindi riconosciuto una grave violazione degli impegni presi. Un testimone ha confermato che la famiglia non riuscì a trovare un’alternativa all’ultimo momento e non fece altre vacanze nel 2021. Da qui il risarcimento di 2.400 euro, stabilito prendendo come riferimento il valore del soggiorno