Ravenna: gamba amputata dopo una protesi al ginocchio. Clinica condannata a risarcire

Una «serie catastrofica di errori» protratta per sei anni e da imputare alla struttura sanitaria. Per l’esattezza ai medici che non si sarebbero accorti di un’infezione insorta dopo un’operazione al ginocchio. Finché, ormai troppo tardi per intervenire, non era rimasta che la scelta più drastica: l’amputazione della gamba, causa di un’invalidità del 100%. Ora il giudice ha condannato una clinica ravennate a risarcire il paziente con quasi 600mila euro, oltre al rimborso delle spese sanitarie e alle indennità varie.

L’intervento

La vicenda trae origine dall’operazione avvenuta in una struttura sanitaria ravennate l’8 aprile del 2013. Il paziente era giunto a Ravenna per mettere una protesi al ginocchio sinistro. Trascorso il decorso post-operatorio però, avrebbe contratto un’infezione. Rigidità, problemi a piegare l’arto, tumefazioni all’altezza della rotula, fuoriuscita di liquidi, infine il dolore. I sintomi lamentati nei mesi successivi erano un chiaro segnale che qualcosa non stesse procedendo nella giusta direzione. Erano seguite visite, esami, terapie riabilitative e farmaci. Ma nulla. E ancora nuovi interventi. La diagnosi di una grave infezione ormai degenerata sarebbe arrivata tardivamente. Così il 23 giugno del 2020, poco meno di un anno dopo l’ultima seduta in sala operatoria, i dottori erano stati costretti ad amputare l’arto all’altezza della coscia.

Errore medico

La sentenza a firma del giudice civile Massimo Vicini è arrivata a 13 anni da quel fatidico ingresso in sala operatoria, e valuta le prove presentate dal paziente assistito dall’avvocato Federico Titta Dante Cesare Rosati. Queste dimostrerebbero che l’infezione era subentrata nell’immediato decorso post-operatorio, per poi essere trascurata da «successivi errori diagnostici e terapeutici», a dispetto dei «chiari segni indicatori». L’infezione infatti non sarebbe stata individuata «né in fase precoce, né ritardata, né tardiva».

E’ la consulenza tecnica affidata dal giudice a parlare di una chiara responsabilità dell’ortopedico tra il 2013 e il 2019, rintracciando “una serie, evidentemente catastrofica, di concatenati errori diagnostici e terapeutici” che avrebbe portato a una infezione “incontrollabile”.

La difesa della struttura

Per la clinica - assistita dagli avvocati Valentina Astolfi e Sonia Selletti - le responsabilità si sarebbero invece protratte nel corso degli anni, coinvolgendo anche altre strutture sanitarie presso le quali il paziente aveva ottenuto le successive cure. La difesa contestava anche la diretta causalità tra l’intervento eseguito a Ravenna e l’infezione degenerata, di cui - così aveva replicato nel corso della causa - nemmeno gli specialisti degli altri presidi medici si erano probabilmente accorti.

Ma sul punto, gli esperti nominati dal Tribunale hanno escluso qualunque profilo di responsabilità in capo alle strutture presso le quali si era recato il paziente negli anni successivi all’intervento.

La conclusione arriva con la condanna al risarcimento di 581mila euro per i danni non patrimoniali, oltre a 8mila euro di spese sanitarie. A questi si aggiunge poi il rimborso di circa 35mila euro all’ente pubblico per l’indennità di accompagnamento erogata al paziente e altri 14mila euro di le spese di lite per ciascun soggetto terzo chiamato in causa, facendo lievitare la cifra complessiva a oltre 650mila euro.

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