Il caso della foto inviata dal professore del liceo classico “Dante Alighieri” agli studenti ritraente i suoi genitali seguirà probabilmente una specifica corsia preferenziale legata ai reati che coinvolgono fasce sensibili (come minorenni) ed episodi di abusi che riguardano la sfera sessuale. Significa che la segnalazione tempestiva inviata dalla dirigente dell’istituto alla Procura sarà affidata a uno dei magistrati inquirenti che si occupano di questa specifica tipologia di reati. A quel punto, le eventuali indagini potrebbero procedere con l’acquisizione dei dispositivi informatici: sia quello del professore, sia quelli degli studenti. Allo stato attuale, va detto, il docente non ha ricevuto alcun avviso e non risulta indagato per il momento. Lui, Paolo Petitto, storico insegnante del liceo, ha fornito una propria versione dell’accaduto, parlando di un «errore», una «tremenda svista», mandando nelle chat con gli studenti le foto delle mappe concettuali degli argomenti trattati a lezione, scattate in mansarda, senza indumenti indosso per via del caldo.
La scuola ha già avuto contatti con i genitori degli iscritti ai quali è stata inviata l’immagine compromettente (poi cancellata). Non risultano tuttavia formali denunce sporte dalle famiglie.
Da un lato, per il professore si potrebbe aprire un procedimento disciplinare. Una facoltà che naturalmente spetta alla preside, e che andrebbe a macchiare una lunga carriera passata tra le aule dell’istituto di piazza Anita Garibaldi, per giunta, a un anno dalla pensione, a detta del prof oggi 67enne.
Dall’altro il fronte penale vede al momento solo ipotesi astratte, che potrebbero delinearsi meglio nelle prossime ore.
La segnalazione dovrebbe portare all’apertura di un fascicolo quantomeno conoscitivo. Sull’eventuale evoluzione dell’inchiesta - fermo restando che il docente ha ribadito il carattere accidentale dell’accaduto - non resta che attendere. Per ora, in astratto, l’ipotesi più verosimile in campo potrebbe essere quella di corruzione di minorenne, che si configura anche in casi di divulgazione di materiale pornografico che induca i ragazzi a subire atti sessuali. Compresa la visualizzazione di una foto inviata via chat.