Ravenna, finti fondi europei: i guai di Silvestrone si spostano a Lucca

Ravenna
  • 27 settembre 2025

Autoriciclaggio. E’ il reato più grave fra quelli contestati a Luca Silvestrone nell’ambito dell’inchiesta sui fondi europei fantasma, che lo vede imputato insieme ad altre 10 persone. Ieri, il caso giudiziario approdato di fronte al giudice per l’udienza preliminare Federica Lipovscek con una cinquantina di parti civili già costituite su 151 persone offese, si è però arenato. Il processo non si terrà più nel tribunale di Ravenna, ma dovrà ripartire da quello di Lucca. Una questione di competenza territoriale sollevata dai difensori dell’imprenditore 54enne, gli avvocati Carlo Benini e Michele Farno.

In pratica, secondo quanto sostenuto dai legali, il conto corrente in cui venivano versati i pagamenti delle vittime aveva sede in un istituto di credito di Viareggio. I soldi entravano dunque nella disponibilità dell’associazione finita sotto inchiesta, e da qui partivano i bonifici per le attività ritenute al centro dell’autoriciclaggio. Ecco spiegata la ragione per la quale il processo ora dovrà ripartire dal palazzo di giustizia del capoluogo di provincia toscano.

Solo uno degli imputati ha deciso di chiudere ieri la propria posizione, patteggiando la pena a due anni e due mesi per truffa. Si tratta di Stefano Pignatelli, 62enne romano difeso dall’avvocato Giorgio Vantaggiato, che così facendo si è defilato dal corpus principale del processo, smarcandosi anche dall’eventuale risarcimento delle vittime e dal destino dei coimputati - oltre a Silvestrone - Mauro Nucci, Sergio Puddu, Lorenzo Tellarini, l’ex presidente del Torino Calcio, Roberto Goveani, Paolo Carrabs, Andrea Zaccardo, Gian Luca Governa, Stefano Gramigni e David Lari.

Nel nuovo processo dovranno essere rivalutate anche tutte le posizioni delle parti offese individuate fra i 247 capi d’accusa, che contestano la truffa aggravata, l’autoriciclaggio e l’associazione per delinquere. Sono privati, liberi professionisti, aziende agricole o piccole società, sparsi per tutta Italia. Stando all’indagine coordinata dal sostituto procuratore Angela Scorza, avrebbero pagato parcelle da poche centinaia a oltre 3mila euro inseguendo finanziamenti europei in realtà inesistenti, promessi dal sodalizio finito sotto indagine.

Secondo la Procura, a manovrare i fili di un’organizzazione collaudata c’era Silvestrone. Gli accertamenti svolti dalla Guardia di Finanza hanno permesso di ricostruire un sistema a scatole cinesi fondato su società di comodo e false fatture, che vedeva il 54enne presentarsi e proporsi come presidente di Confederimprese, e al timone del fantomatico Centro Studi Nazionale di Roma.

Le vittime sarebbero state procacciate dai vari coimputati attraverso gruppi su Telegram e altri canali social. Parallelamente anche Silvestrone si rendeva protagonista di un efficace meccanismo comunicativo e di autopromozione, fra foto con deputati, politici, ambasciatori e “vip” del mondo imprenditoriale. Nel mezzo finivano anche nomi di fantasia, citati parlando di “importanti risultati” e fruttuose prospettive future.

Una volta adescate, le vittime investivano tempo e denaro convinte di accedere a prestiti agevolati e a contributi a fondo perduto, salvo ritrovarsi con polizze e fideiussioni carta-straccia. Intanto però, i pagamenti transitavano nei conti di coloro che - stando alle contestazioni - ruotavano intorno alla figura manageriale di Silvestrone. Il business - considerata la parcella moltiplicata per il numero dei raggiri - avrebbe sfiorato i 2 milioni di euro. Ed è ora seguendo il tragitto dei soldi che il processo si è fermato sul nascere a Ravenna, dove tutto è iniziato, per proseguire a Lucca.

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