Aveva investito decine di migliaia di euro confidando che due società di consulenza ravennati riuscissero a trovare finanziatori internazionali per trasformare in realtà il suo progetto di un mezzo volante per il trasporto merci: un metaplano. In pratica, una specie di dirigibile. Idea a suo dire innovativa, ma costosa. Budget di partenza, circa 180 milioni di euro. Servivano professionisti a cui affidare il procacciamento degli investitori. Ma quelle risorse date quasi per certe non sono mai arrivate. Così, viaggi, conti correnti e società aperte in Romania hanno lasciato all’imprenditore un conto di oltre 53mila euro. Alla fine, anziché spiccare il volo con il suo metaplano, l’imprenditore ha imboccato la strada del tribunale. E a distanza di otto anni dalla sottoscrizione del contratto, ha vinto la causa civile.
Ravenna. Finanziatori fantasma per il dirigibile, imprenditore vince la causa
L’inchiesta per truffa
Il contenzioso viaggia in parallelo rispetto all’inchiesta penale che ha travolto lo studio Setam e che lo scorso dicembre ha portato agli arresti domiciliari nei confronti del 79enne Roberto Garavini e della 70enne Flavia Valmorra, oltre al carcere per il 69enne trevigiano Parisio Candelù, accusati di truffa aggravata. Il progetto “Metaplano da Trasporto” aveva previsto tutto nel business plan: sarebbero serviti per l’esattezza 180.332.998 euro per far viaggiare le merci via aerea. Il contratto di consulenza sottoscritto con le due aziende specializzate prevedeva la ricerca di investitori internazionali attraverso operazioni di “Private Placement Program”. Per portare avanti la ricerca di partner commerciali le società avevano chiesto un fondo spese di 30mila euro più Iva, oltre a provvigioni proporzionali all’eventuale finanziamento ottenuto.
Viaggi in Romania
L’imprenditore aveva seguito le indicazioni dei consulenti, arrivando anche a costituire una società in Romania e ad aprire un conto corrente a Bucarest. Poi era accaduto quanto denunciato da decine e decine di altri imprenditori italiani, individuati quali parti offese nell’inchiesta penale. Per mesi aveva ricevuto rassicurazioni sull’imminente arrivo dei capitali, che però non si sono mai concretizzati. La via del tribunale si era rivelata l’unica possibile per ottenere la risoluzione dei contratti e recuperare le spese sostenute.
Consulenze non dimostrate
Per il giudice Pierpaolo Galante, i consulenti non avrebbero dimostrato di aver svolto concretamente l’attività di ricerca che avevano assunto con il contratto. Non erano tenuti a garantire il risultato finale, cioè l’ottenimento del finanziamento, ma dovevano comunque provare di aver svolto con diligenza la ricerca di investitori, la verifica delle garanzie e l’assistenza prevista dagli accordi. Né, osserva la sentenza, è stato chiarito quale ruolo avessero avuto la costituzione della società romena e l’apertura dei conti correnti rispetto all’obiettivo di reperire i finanziamenti. Per questo sono stati dichiarati risolti per inadempimento i due accordi sottoscritti nel 2018, condannando i consulenti a rimborsare all’imprenditore 53mila euro e spese legali. Respinta, invece, la richiesta di risarcimento per il mancato guadagno e per le occasioni sfumate: quelle “chance” perse tra un viaggio e l’altro in Romania sognando il metaplano che, secondo il Tribunale, non sono state dimostrate in modo sufficiente.