Ravenna, falsi documenti in cambio di soldi per la protezione internazionale: il mercato nero dei titoli di ospitalità porta a tre denunce

Ravenna
  • 04 novembre 2026

L’istituzione della nuova V sezione investigativa presso l’Ufficio Immigrazione della Questura di Ravenna sta già producendo i primi importanti frutti sul fronte del contrasto all’irregolarità e alle frodi documentali. L’attenzione degli investigatori ha permesso di smascherare un sistema ben congegnato basato sulla produzione e l’utilizzo di dichiarazioni di ospitalità fittizie, rilasciate dietro il pagamento di somme di denaro.

Nei giorni scorsi, l’attività di verifica sugli atti presentati agli sportelli ha portato alla denuncia di tre stranieri.

I primi due casi: richieste d’asilo con carte false

Il primo filone dell’operazione ha visto finire nel mirino degli agenti due uomini di nazionalità egiziana. I due si erano presentati agli sportelli della Questura per formalizzare le istanze di protezione internazionale, allegando alle pratiche le prescritte dichiarazioni di ospitalità. Un attento esame visivo e documentale compiuto dagli operatori ha però fatto scattare i campanelli d’allarme. Le difformità riscontrate, sia a livello strutturale che grafico, hanno palesato la totale falsità dei moduli. I documenti sono stati immediatamente sottoposti a sequestro probatorio, mentre per i due egiziani è scattata la denuncia a piede libero con l’accusa di uso di atto falso.

Il mercato nero dei titoli di ospitalità: un marocchino nei guai

L’approfondimento investigativo condotto dalla neonata sezione specialistica della Questura non si è limitato a intercettare i documenti contraffatti, ma ha permesso di risalire lungo la filiera del favoreggiamento.

Le indagini hanno inchiodato un cittadino marocchino, ritenuto l’autore materiale della truffa burocratica. L’uomo è stato denunciato per i reati di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico e favoreggiamento della permanenza illegale dello straniero nel territorio dello Stato finalizzato al profitto. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, era lui il punto di riferimento che provvedeva a formare e a cedere — rigorosamente dietro compenso in denaro — i falsi titoli di soggiorno e di ospitalità necessari per aggirare le maglie della legge.

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