Arriverà presto sui tavoli della Procura della Repubblica un esposto contro gli adesivi “Negozio Italiano” di Futuro Nazionale, il partito fondato dal generale Roberto Vannacci. A redigerlo, dopo un confronto con associazioni ed attivisti ravennati, è l’avvocato Andrea Maestri, che nei bollini tricolore del movimento di destra individua modalità espressive riconducibili al neofascismo. Anzi, a detta del legale ci si troverebbe di fronte a veri e propri reati. La premessa è che «indicare con adesivi i negozi connotati da italianità, e soprattutto accompagnare questa azione, diciamo simbolica, con comunicati stampa in cui si grida all’invasione islamica di negozi etnici, halal, kebab - spiega Maestri - ha una valenza evidentemente discriminatoria». Da qui il richiamo all’articolo 604 bis del codice penale, «che proibisce la propaganda e l’istigazione dettate da motivi di odio razziale, etnico o religioso. Ecco - aggiunge l’avvocato e attivista per i diritti umani -, in questo caso mi pare evidente che sussistano i fattori discriminatori su basi religiose ed etniche». Ma Maestri si spinge oltre, arrivando a prefigurare anche «forme vietate di esibizionismo neofascista». E ricorda un capitolo nero della storia del Novecento: «Sappiamo bene come venissero contrassegnati i negozi ariani o, al contrario, quelli ebraici. A mio avviso questa iniziativa riesuma - perché dovrebbero essere more e sepolte - modalità che hanno caratterizzato in maniera aberrante l’epoca del fascismo e delle leggi razziali. Insomma, in ipotesi potrebbe essere evocata anche l’apologia di fascismo: si è superato il limite della legittima espressione politica». E, dal momento che secondo l’avvocato si è trasceso il campo di ciò che viene garantito dalla Costituzione, «non possiamo trattare la questione solo a livello politico, ma quanto sta accadendo deve essere anche al centro di accertamenti da parte delle autorità preposte. Nell’esposto che sto scrivendo chiederò alla Procura di verificare se sussistono profili di rilievo penale».
Nel frattempo, ieri è stato Vannacci in prima persona a rivendicare la campagna “Negozio Italiano”, proposta in varie città italiane (prima di Ravenna, gli adesivi erano approdati ad esempio a Parma): «Sostenere queste attività significa sostenere l’Italia che crea, che produce, che innova senza dimenticare da dove viene. Significa difendere un patrimonio che non appartiene solo al passato, ma che può ancora essere una forza per il futuro».