«Ho iniziato da ragazzo, oggi dopo cinquant’anni non riesco a fermarmi: il banco è la mia vita e continuerò con una nuova sfida». Così Ennio Caselli riassume un percorso lungo mezzo secolo, che proprio nel giorno della Festa dei lavoratori si trasforma in un nuovo inizio.
Originario di Ranchio, sulle colline cesenati vicino a Sarsina, Caselli entra giovanissimo nel mondo del lavoro. «Nel 1986 avevo 14 anni e ho iniziato come ragazzo di bottega da Marchesini, quando il supermercato era ancora in via Guerrini. Mio padre aveva rapporti commerciali con loro». Un inizio casuale, senza una vera vocazione. «All’inizio non mi piaceva, non pensavo sarebbe diventato il mio lavoro». E invece quel mestiere, imparato giorno dopo giorno, si è trasformato in una scelta di vita. Il 2 maggio sarà l’ultimo giorno da dipendente, ma non certo l’ultimo dietro al banco. «Da maggio gestirò la macelleria di Marina Romea, che ho acquisito proprio da Marchesini. Non voglio fermarmi, mi piace troppo il contatto con i clienti, una cosa che si sta perdendo».
Dopo le prime esperienze da garzone, arriva la formazione vera: «Ho imparato il mestiere sotto la guida di Rizziero». Poi il servizio militare e il ritorno, nel giugno 1981, in un percorso che non si è più interrotto. Nel frattempo il supermercato si trasferisce nella sede attuale, tra via Guaccimanni e via Mazzini, e Caselli diventa un punto di riferimento. «Sarei in pensione da sei anni, ma ho continuato come collaboratore esterno. Sono molto legato alla famiglia Marchesini, ho visto crescere l’attuale titolare». Un legame umano, prima ancora che professionale.
La svolta arriva quasi per caso. «Mi avevano chiesto di fare un’ultima stagione estiva a Marina Romea, ma inizialmente avevo detto di no». La difficoltà nel trovare personale – «oggi non c’è più ricambio generazionale, il mestiere di macellaio è in via d’estinzione» – cambia però le carte in tavola. «Hanno insistito e io ho fatto una controproposta: acquistare il ramo d’azienda. E loro hanno accettato».
Il 30 maggio segnerà così il primo giorno della nuova avventura. «È un posto che conosco bene, ci lavoro d’estate da dieci anni». A spingerlo non è solo l’esperienza, ma il legame con il territorio e con le persone. «C’è un rapporto speciale con i clienti. Alcuni, anche da fuori Ravenna, in inverno vengono apposta qui perché sanno che trovano un certo tipo di servizio che altrove non c’è più».
E alla domanda sul perché non scegliere una pensione tranquilla, Caselli risponde con semplicità e ironia. «Non mi piace fare passeggiate o andare in pineta. Mi piace stare dietro a un banco, muovermi, parlare con la gente. È quello che amo». Un lavoro che diventa identità, passione quotidiana, scelta di vita. «Finché riuscirò a farlo, continuerò, senza pormi limiti».