A Ravenna si acuisce lo scontro tra Futuro Nazionale e l’avvocato ed attivista Andrea Maestri: il referente ravennate del partito di Vannacci, Filippo Battaglia, ha lanciato una sorta di ultimatum al legale che nei giorni scorsi aveva criticato duramente - inviando anche un esposto in Procura - l’iniziativa degli adesivi “Negozio Italiano” da apporre sulle vetrine delle attività locali. «Abbiamo dato mandato ai nostri legali di predisporre idonea querela per diffamazione aggravata a mezzo stampa - dichiara Battaglia -. Auspichiamo che l’avvocato Maestri nei prossimi giorni rifletta sulla gravità delle proprie dichiarazioni e si scusi per avere superato il limite: da buoni cattolici saremo sempre pronti ad elargire il nostro perdono». Nel mirino dei vannacciani, più che l’esposto in se, ci sono le dichiarazioni rese da Maestri sia sui social che sulla stampa, nelle quali si ipotizzava una similitudine fra gli adesivi della campagna di Futuro Nazionale e le targhe razziali esposte durante il fascismo. Anzi, Maestri non escludeva nemmeno la possibilità di valutare i reati di apologia e di istigazione all’odio sui basi religiose ed etniche. Per Futuro Nazionale sono parole che rappresentano «una vera e propria aggressione alla nostra onorabilità nel momento in cui veniamo esplicitamente qualificati non solo come razzisti ma addirittura come nazisti e persecutori di odio».
La denuncia, fa sapere l’avvocato Francesco Minutillo, cui Battaglia si è affidato, è già stata elaborata: «Abbiamo valutato quanto detto da Maestri nell’accompagnare l’annuncio di questa sua ennesima iniziativa giudiziaria - afferma -. Dico ennesima perché da anni ci ha abituati a questi esposti e sempre, o almeno quando ero io il difensore, ha visto rigettare le istanze». A detta di Minutillo, ci si trova al cospetto di «un uso distorto e strumentale dell’azione giudiziaria per aggredire un avversario politico, siamo al di fuori della normale dialettica».
Dal canto suo, Maestri accoglie con «sconcerto» le nuove dichiarazioni di Battaglia: «Battaglia - afferma l’avvocato - deve farsene una ragione: in democrazia e in uno stato di diritto chiunque è libero di manifestare il proprio pensiero e la propria critica e di adire l’autorità giudiziaria ove si ritengano integrate ipotesi di reato. Chiedere alla Procura tramite un esposto di verificare la liceità penale di una condotta controversa è esercizio di un diritto».
Insomma, è chiaro che Maestri non abbia alcuna intenzione di chiedere scusa, come invitato a fare da Battaglia. Anzi rilancia: «Anche se l’annunciata querela (temeraria e intimidatoria) è rivolta al sottoscritto, sappiano i vannacciani che io non sono solo, ma do voce a tante cittadine, cittadini e associazioni che come me hanno letto l’iniziativa del partito di estrema destra come un atto di inaudita gravità. La mia, la nostra battaglia è in difesa della democrazia e del diritto. E non si fermerà di fronte alle intimidazioni dell’estrema destra».